Il flusso è continuo, inarrestabile. E quando si interrompe è solo perché le carrette del mare alla deriva, gestite dalle mafie del traffico di esseri umani, trasformano il Mediterraneo in un cimitero a cielo aperto. Sempre più immigrati, sempre più alto il numero di vittime. Secondo una ricerca del Migration Policy Centre dell’Istituto universitario europeo di Firenze, gli sbarchi lungo le coste meridionali del continente sono stati 623mila nel corso degli ultimi 15 anni, con una media di oltre 40mila migranti illegali l’anno. Ma soprattutto, è andata drammaticamente in crescendo la percentuale di vittime: più di 30 morti durante la traversata ogni mille persone che si imbarcano, a partire dal 2007, mentre fino al 2001 la cifra era inferiore al 10 per mille.

Un bilancio fallimentare per la “fortezza Europa” che, oltre a rivelarsi tutt’altro che inespugnabile, non riesce a evitare che i viaggi della disperazione assumano i contorni di una tragedia permanente. Secondo i dati aggiornati alla metà dello scorso mese di ottobre, le persone morte in mare dal 1988 sono 19.372, di cui 2.350 solo nel corso del 2011, cifra scesa a 590 lo scorso anno, mentre nel 2013 sono già circa 700.

Cifre che conducono a una conclusione inequivocabile: la rotta marittima verso l’Europa è diventata “la più pericolosa al mondo”. Non solo per le condizioni estremamente precarie in cui sono costretti a viaggiare i migranti, stipati su imbarcazioni insicure e sovraccariche (ora, soprattutto dal Nordafrica verso la Spagna, si tentano spesso impossibili traversate anche a bordo di piccoli canotti gonfiabili), ma anche per la sorveglianza sempre più rigida da parte dei paesi Ue, che costringe i migranti a scegliere rotte più lunghe e a più alto rischio. Lo si vede anche dai grafici che corredano lo studio del Migration Policy Centre: fino al 2007, il principale paese di destinazione era la Spagna (relativamente prossima al continente africano), ora è l’Italia, più lontana e difficile da raggiungere.

Una svolta spiegabile, in parte, con gli accordi bilaterali conclusi dal governo Zapatero con Senegal, Mauritania e Marocco per frenare i flussi migratori all’origine. E con i controlli sempre più severi per bloccare l’accesso a Ceuta e Melilla. Ora, con il dispositivo di vigilanza Eurosur entrato in funzione due giorni fa, l’Europa si propone di lottare contro l’immigrazione clandestina e “salvare i profughi che fuggono via mare”. Proposito tutto da verificare, dopo i fallimenti degli ultimi anni.

Il Fatto Quotidiano, 4 Dicembre 2013