Corrado Passera ha in testa la politica da tempo. Nessuno si è stupito, quindi, nel ricevere lunedì sera la email da corradopassera.it che annunciava: “Da oggi è online il mio sito personale. È un archivio ragionato che raccoglie interventi, interviste, articoli e altra documentazione legata alle mie esperienze professionali, recenti e passate, e che verrà costantemente aggiornato”. Come dire: ci saranno altri interventi, altre interviste e altre esperienze professionali.

Raccontano che Passera abbia lavorato a lungo a questo sito, un anno di ricostruzione autobiografica con la precisione, impeccabile ma fredda, con cui alla McKinsey preparano le slide per i clienti. Ma i tempi in cui Passera lavorava nella società di consulenza che ha formato tanti manager italiani sono lontani (1980-1985, ci informa la cronologia personale del sito). Oggi Passera punta ad altro, con il suo “open desk”, sottotitolo criptico del sito dalla cui home l’ex ministro dello Sviluppo occhieggia in una posa un po’ incongrua: nella destra una penna, nella sinistra un tablet, di fronte un Mac (chissà cosa starà facendo, a parte dimostrare di essere multitasking). “Questo sito nasce dal desiderio di mettere ordine tra i tanti contenuti a cui mi sono dedicato nell’arco delle mie ultime esperienze professionali. Averli organizzati per ordine tematico e cronologico permette di consultarli più facilmente e di collegare tra loro i vari argomenti”. Passera sta già ragionando sulla prossima, inevitabile, mossa: un libro, fatica obbligata per chi vuole guadagnarsi il diritto alle ospitate che contano (Fabio Fazio, ecc.), superando l’imbarazzo della regia che non sa cosa scrivere nel sottopancia (ex ministro? aspirante politico? ex banchiere?).

E dopo il libro? Chissà. Sicuramente la politica. Raccontano che l’ex banchiere di Intesa Sanpaolo reagisca infastidito a chi lo indica come possibile ministro dell’Economia di un governo di Matteo Renzi (carica per la quale c’è già una lunga fila). Le ambizioni modeste sono per i mediocri: Passera ministro lo è già stato, ora gli piacerebbe fare il leader, o almeno il primo ministro. Visto che dal lato Pd ogni spazio sembra chiuso, gli resta da coltivare l’ipotesi di guidare qualcosa tra centro e destra, in base a come si evolveranno gli equilibri post-Berlusconi. Un progetto per ora completamente solitario (velleitario, dicono anche i suoi amici), fatto di interviste, di tanti, tantissimi convegni in giro per l’Italia, Genova, Como, artigiani, piccoli imprenditori, agricoltori, tutto è utile. Il tempismo non è stato dei migliori, i primi annunci politici sono arrivati nei giorni in cui Alitalia si avviava verso un drammatico fallimento, certificando il flop del piano Fenice che doveva rilanciarla elaborato cinque anni fa proprio da Passera, allora in Intesa. Può solo migliorare.

da Il Fatto Quotidiano del 27 novembre 2013