Su Alitalia nessuno sembra volere scommettere un euro. A parte Poste Italiane, ovviamente, che di euro ne ha già messi sul piatto 75 milioni. Lo Stato maggiore della Difesa preferisce puntare su altre piazze e rinnova il contratto con la concorrente Meridiana. Nonostante ci abbiano messo la faccia il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e lo stesso premier Enrico Letta, sull’operazione di salvataggio della compagnia non sembra fare affidamento il dicastero presieduto da Mario Mauro.

L’accordo tra lo Stato maggiore della Difesa e la compagnia aerea Meridiana riguarda “il trasporto dei militari nei teatri operativi”. Il vettore si è accaparrato l’esclusiva del servizio per il personale delle Forze Armate in ambito nazionale, internazionale e intercontinentale. “I voli di Meridiana completeranno il supporto logistico militare italiano sotto l’egida delle organizzazioni internazionali (Onu, Nato, Ue, Osce)”, fanno sapere dalla compagnia aerea. “Il contratto ha validità per tutto il 2014, ed è sviluppato sulla base della collaborazione già prestata da Meridiana negli anni passati ed ha una possibile estensione per altri tre anni”. I voli di trasferimento operati da Meridiana collegano gli aeroporti italiani con i teatri operativi del Kosovo, Libano, Afghanistan ed Emirati Arabi.

Lo smacco della Difesa arriva quando mancano pochi giorni al 10 dicembre, data in cui si scioglieranno le riserve relative all’inoptato dell’aumento di capitale. Finora Alitalia ha incassato solo 173 dei 300 milioni previsti dalla ricapitalizzazione. Si arriva alla soglia minima necessaria per la validità dell’operazione, cioè 240 milioni, soltanto aggiungendo i 75 milioni promessi da Poste Italiane. A rispondere all’appello, fino ad ora sono stati Gavio, Pirelli, Intesa Sanpaolo, la Atlantia dei Benetton, la Immsi di Roberto Colaninno e il socio Maccagnani. Al di là delle adesioni, pesa la mancanza di Air France Kml, che ha già annunciato di non volere partecipare all’operazione, non convinta dal piano industriale della compagnia.