Non solo Unicredit con Brontos e non solo italiani. L’evasione fiscale non ha confini e nazionalità. Così succede che da Francoforte arriva fino a Trieste coinvolgendo due giganti come la banca tedesca Commerbank e il colosso assicurativo italiano Generali. Secondo il quotidiano finanziario Handelsblatt, la compagnia assicurativa di Trieste avrebbe infatti aiutato i clienti dell’istituto di credito ad evadere le tasse per centinaia di milioni di euro. Anche se il Leone si affretta a gettare acqua sul fuoco: “Abbiamo letto le notizie stampa di oggi sui media. Confermiamo che né Generali Pan Europe né altre società del gruppo Generali hanno ricevuto notifiche da alcuna autorità in merito alle accuse riportate dalla stampa”, spiega una nota della compagnia.

Nessuna notifica dunque, ma del resto non potrebbe essere diversamente a questo stadio delle indagini. Alla ricerca di prove, i magistrati della procura di Bochum hanno fatto eseguire una serie di perquisizioni in diversi uffici di Commerzbank in Germania. Una maxi-operazione cui hanno partecipato 270 funzionari del Fisco con l’obiettivo di verificare se, sotto forma di polizze vita, siano invece state effettuate vendite di prodotti generalmente destinati alla gestione di grandi patrimoni. Di qui l’ipotesi del coinvolgimento delle Generali che, grazie alla propria piattaforma “PanEurope”, basata in Irlanda e capace di offrire una serie prodotti assicurativi e di gestioni patrimoniali cross-border ai clienti europei, ha un’intensa collaborazione proprio con Commerzbank.

Le perquisizioni aprono quindi uno scenario inquietante. Anche perché la procura starebbe indagando su oltre 200 casi a partire dal 2006. E se il coinvolgimento di Trieste dovesse essere confermato, si aprirebbe un nuovo capitolo oscuro sulla gestione dell’ex ad Giovanni Perissinotto e il suo braccio destro Raffaele Agrusti. Proprio di recente le carte dell’operato dell’ad e del suo responsabile finanziario sono infatti finite nelle mani della Procura di Trieste dove sono state inviate dalle autorità di controllo, Consob e Ivass, per fare chiarezza negli investimenti in private equity e in fondi alternativi decisi prima dell’arrivo dell’attuale ad Mario Greco.

Un giro di investimenti con parti correlate che ha portato l’iscrizione a bilancio di 234 milioni di perdite su un totale di 660 milioni di investimenti direttamente o indirettamente legati alle società Ferak ed Effeti, che controllano oggi circa il 3 per cento del capitale di Generali. Due importanti veicoli nell’ambito della finanza veneta con nomi di peso come Enrico Marchi e Andrea De Vido (Fin. It), la famiglia Amenduni (gruppo Valbruna), la famiglia Zoppas e il finanziere Roberto Meneguzzo (Palladio Finanziaria), legato da rapporti di amicizia a Marco Milanese, uomo di fiducia dell’ex ministro, Giulio Tremonti, con Valentino Valentini, l’uomo di Berlusconi che gestisce le relazioni con Vladimir Putin.

Una storia complessa in cui si inserisce anche un ulteriore asse geografico: quello fra Vicenza e Torino. Perchè Effeti è una società controllata per il 50,1 da Ferak (di cui sono soci Palladio finanziaria, gli Amenduni, Veneto banca e la famiglia Zoppas) e per la restante quota dalla Fondazione Cr Torino con l’anima veneta che ha a lungo difeso Perissinotto e quella torinese a favore del suo defenestramento orchestrato dalla Mediobanca di Alberto Nagel. I due soci sono ormai come dei separati in casa con i veneti che, dopo la rottura sulla gestione delle Generali, vorrebbero uscire dalla partita assicurativa.

A Trieste insomma spira forte la Bora. E la stagione di Mediobanca che ha inaugurato la fine del salotto buono, promette l’arrivo di nuovi equilibri negli assetti azionari della compagnia che intanto dovrà fare i conti con il passato. E forse anche con le azioni di responsabilità verso i manager. Opzione che finora le Generali non hanno voluto prendere in considerazione