In Italia, ormai sono anni che in politica non si parla altro che di due cose: di Berlusconi e delle tasse. Sembrerebbe (ma non è detto) che siamo riusciti a liberarci della prima e ora non ci resta che dedicarci al dibattito su su quante tasse si debbano pagare e chi le debba pagare.

Raramente, tuttavia, in questo dibattito si parla delle cause profonde del deficit che ci costringe a dover pagare tante tasse. Se se ne parla, si dice normalmente che la colpa è dei politici ladri, dell’Euro, oppure di tutte e due le cose. Ma anche se azzerassimo gli stipendi di tutti i politici (e vendessimo tutti i palazzi delle istituzioni), al massimo risparmieremmo i poco più di sei miliardi di euro all’anno che è ben poco rispetto al deficit. Quanto poi all’Euro, si, certo, rende più costose le esportazioni italiane; ma com’è che altri paesi europei non hanno lo stesso problema? Cos’hanno più di noi i tedeschi e gli svizzeri che riescono benissimo a fare prodotti competitivi e a esportarli, nonostante usino valute forti?

Qui vorrei proporre un fattore importante che sembra che nessuno mai prenda in considerazione: il costo delle materie prime. Negli ultimi anni, c’è stato un cambiamento epocale in questo settore. Il petrolio lo paghiamo oggi circa un fattore cinque più di quanto lo pagassimo 10 anni fa. La maggior parte delle materie prime minerali ha visto aumenti che vanno da un fattore tre a un fattore a un fattore cinque.

Quando si parla di queste cose, la risposta standard è che il prezzo delle materie prime è un fattore marginale nei costi dell’economia. Se però questo era vero fino a qualche tempo fa; oggi non più. Considerate che nel 2012 abbiamo speso un totale di oltre 66 miliardi per importare energia fossile. (petrolio più carbone e gas). Se aggiungiamo tutte le altre materie prime, il nostro deficit totale si aggira sui 110 miliardi di Euro circa 70-80 miliardi di esborso in più di quanto non dovevamo pagare 10 anni fa.

Vedete che parliamo di cifre comparabili a quelle delle varie manovre economiche (cioè tasse in più) che il governo è costretto a varare per pareggiare i conti. Sono soldi che una volta c’erano e ora non ci sono più: se ne vanno all’estero. Non possiamo fare a meno di spenderli, pena come minimo restare al freddo e al buio, ma da qualche parte devono ben venir fuori. Ed è quella, probabilmente, l’origine di una buona parte dei guai che ci stanno arrivando addosso.

Come possiamo fare allora? Beh, possiamo seguire l’esempio dei paesi europei e che spendono molto meno, in termini relativi, per importare materie prime. Per esempio, la Svizzera usa combustibili fossili solo per poco più del 50% della sua produzione energetica. Noi siamo all’86%! In parte è perché gli Svizzeri hanno centrali nucleari, si, ma più del nucleare usano fonti idroelettriche e sono anche molto più efficienti di noi. E se l’economia Svizzera va come un treno, nonostante si basi su una moneta forte come il Franco svizzero (fra le altre cose, legato all’Euro) in parte è anche dovuto al fatto che non deve svenarsi come noi per importare combustibili fossili.

Insomma, non sarà solo per via delle materie prime che le cose vanno così male ma, se potessimo ridurre i costi di importazione, le cose andrebbero certamente meglio. A questo punto, qualcuno dirà che è il caso di fare come la Svizzera e costruire centrali nucleari (proprio ora che gli Svizzeri hanno deciso di farne a meno!). Può anche darsi ma, al punto in cui siamo oggi, in pratica, non abbiamo altra scelta che lavorare sulle rinnovabili e sull’efficienza – proprio come hanno fatto e continuano a fare gli svizzeri (così come i tedeschi e tanti altri). Questo ci costerà qualche sacrificio ma, se decidiamo di farlo, nel futuro potremo smettere di parlare soltanto di tasse (e chissà mai che non si ritorni a parlare di Berlusconi!).