Getting to zero! Questo il claim scelto per il 1° dicembre, Giornata internazionale della lotta contro l’Aids.

Ho deciso di parlarne oggi, oggi che le red ribbon sono state tolte dalle giacche e i telegiornali non ne parleranno più. Ne parlo oggi perché i dati sono allarmanti come quelli di ieri, e forse anche di più: in Italia le persone contagiate da Hiv nel 2012 sono state quasi 4000, circa 600 solo a Milano. Si tratta di casi diagnosticati, e non è dato sapere quale sia il sommerso di questo virus, quante persone cioè ne siano portatrici senza saperlo.

Da anni mi batto in campagne di sensibilizzazione e prevenzione che incentivino da una parte a fare il test se si hanno avuti comportamenti a rischio, e dall’altra a promuovere sempre l’utilizzo del preservativo, che è l’unico strumento di protezione.

Ma c’è anche un altro aspetto però, che riguarda chi con l’Hiv convive, ed è quello dell’assunzione dei farmaci.

Se una corretta terapia permette a un sieropositivo di vivere come un qualunque altro malato cronico, senza inficiare sulla qualità o sull’aspettativa di vita, è anche vero che è importante sapere come qual è la reale composizione dei farmaci.

Si discute molto ultimamente di farmaci generici in contrapposizione ai cosiddetti branded, gli unici, secondo l’opinione comune sono in carica alla multinazionali farmaceutiche. C’è molta preoccupazione tra i pazienti riguardo la reale efficacia dei generici, il cui principio attivo è per legge determinato da una percentuale che va dall’80 al 125 rispetto ai brandizzati. Ciò significa che un farmaco può arrivare ad avere il 20% di efficacia in meno rispetto a quello cosiddetto di marca, e gli effetti sull’organismo non sono noti, visto che a oggi non esistono trials clinici sui malati.

Va da sé che per una patologia come l’Hiv la questione è delicata perché l’effetto di un medicinale o la sua inefficacia non sono immediatamente rilevabili, non si tratta di un mal di testa per cui è facile verificare, a poche ore dall’assunzione, se un farmaco è efficace.

Sulle persone sieropositive gli eventuali effetti sarebbero a medio-lungo termine, con conseguenti problemi di tipo immunologico.

È importante e urgente che venga fatta chiarezza sull’efficacia del principio attivo, e che vengano effettuati dei test appositi sui pazienti.

E forse non tutti sanno che anche i farmaci generici sono prodotti da multinazionali, e non dall’erborista sotto casa. Non si tratta dunque dei buoni generici contro i cattivi brandizzati, si tratta di salute, quella dei pazienti, perché è sulla loro pelle che ci si scontra.