Ricordate il film di fantascienza parodistica Mars Attacks! – girato nel 1996 dal regista visionario Tim Burton – in cui terribili alieni invasori alla fine venivano annientati dagli umani grazie alla scoperta inintenzionale che l’unica arma efficace contro di loro era un gingle di musica country (Indian Love Call)? Ebbene, ieri mattina ho avuto la sensazione di trovarmi nella stessa situazione, soltanto che il set era uno studio di Rai3.

Davanti alla tracotante sicumera dell’aliena belloccia Licia Ronzulli (l’infermiera promossa ad eurodeputata che l’Espresso indicava quale responsabile logistica del via vai di fanciulle a villa Certosa) – incombente nel dare su la voce a quanti osassero esprimere pur garbate critiche al nuovo corso berlusconiano, avviato con il remake di Forza Italia (Silvio Attacks!) – gli altri presenti risultavano inermi. Il caso rivelò il punto vulnerabile dell’apparentemente inscalfibile fanciulla: proferire le antiche parole della politica, quando questa era una pratica intellettuale e non un’imitazione maldestra e minore degli spot commerciali.

Sicché, mentre osservavo che l’attuale scelta strategica dell’alieno supremo Berlusconi di alzare il livello di aggressività nello scontro politico (per mettere in fuga a colpi di spadone i flebili tenorini che lo avevano impastoiato nelle loro manovre furbette) sembrava configurare una sorta di “ordalia”, mi accorsi che l’amazzone arcoriana cominciava a boccheggiare. In panne di fronte a un termine sconosciuto. Per poi andare definitivamente in tilt quando le fu fatto notare che la sua tesi di uno spostamento a sinistra dell’attuale compagine governativa prefigurava l’ipotesi del tutto grottesca quanto improbabile di un Enrico Letta “trinariciuto”.

Trinariciuto? La fanciulla, nella sua “santa ingenuità” di atterrata in un mondo di cui ignora storia e tradizioni, cosa potrebbe saperne di antiche lotte politiche, che segnarono la storia novecentesca dell’Italia, e di un signore – Giovannino Guareschi – che con le sue invenzioni linguistiche (tra cui – appunto – “trinariciuto”, per rappresentare ironicamente l’ottusa militanza a sinistra) dovrebbe trovare adeguata collocazione nel pantheon di chi si proclama “di destra”?

In sostanza, la Ronzulli va nel pallone se sposti l’argomentazione fuori dal perimetro su cui è stata addestrata a muoversi. E come lei buona parte del personale selezionato dai reclutatori delle ultime infornate berluscones, i cui criteri devono essere stati dettati dal Capo in persona, sulla falsariga dello standard da venditore di Publitalia: il mondo inizia con te… più sei protervo e più apparirai determinato… picchia duro perché tanto l’altro subisce. Una squadra di “nati ieri”, che devono tutto a chi li ha tratti fuori dall’anonimato assoluto; schiudendo loro le porte dorate del privilegio acquartierandoli nel Palazzo.

Nasce così una masnada di cyborg alla terminator che si muovono in base alle programmazioni ricevute: le schede (tutte uguali, difatti le battute sono sempre identiche, pur variando lo speaker) che hanno loro predisposto i consulenti di comunicazione al servizio di Berlusconi. Il quale – incattivito dall’invecchiamento – pretende obbedienza cieca e assoluta in misura perfino superiore al passato: la cui condizione è l’azzeramento culturale degli adepti.

Tanto per dire, la buonanima di Baget Bozzo o un qualche Giuliano delle precedenti stagioni (da Urbani a Ferrara) mai e poi mai lo avresti preso in castagna sui fondamentali della politica e relativo lessico. Questi nuovi, sì. Dalla Santanché alla Biancofiore, dalla Ravetto ai Verdini, alla nostra Ronzulli: l’esercito di cloni ignoranti per l’ultima battaglia, in cui non si fanno prigionieri. Perché questa stagione terminale del declinante scontento berlusconiano sembra rispondere a una sola parola d’ordine, terribile: muoia Sansone e tutti i filistei. Fermo restando l’aspetto inquietante che “il Sansone” è un ometto affetto da deliri iomaniaci; il dato terrorizzante che “i filistei” della metafora non sono altro che il popolo italiano. Condannato a finire sotto le macerie della Seconda Repubblica?