Si chiama, “Francesco Di Bella & Ballads café”, l’esordio da solista del frontman dei 24 Grana, tra le band più originali del panorama underground italiano degli anni novanta. Il disco uscito il 19 novembre scorso per la storica etichetta napoletana, “La canzonetta”, vanta la produzione artistica di Daniele Sinigallia. La band è composta da Francesco alla voce, Alfonso Bruno alla chitarra acustica, Andrea Pesce al pianoforte, Cristiano De Fabritiis alla battria, Alessandro Innaro al basso e lo stesso Sinigallia alla chitarra elettrica.

Un album intimo in cui si lascia, il dub e le chitare elettriche, per far uscire fuori tutta la vena cantautoriale di una delle voci più belle di Napoli. Francesco, come suggerisce la copertina del disco, ci invita al suo tavolino per raccontarci vecchie storie, ma con sfumature e colori nuovi. Di Bella ricanta alcune tra le canzoni più famose dei 24 Grana in versione ballads con un solo inedito, “Napule se sceta”. Se da una parte, per il cardillo addolorato, è facile ripartire con canzoni nate insieme ai 24 grana, dall’altra parte ci vuole coraggio dal momento che il confronto è inevitabile, anche perché le linee di canto delle canzoni sono rimaste le stesse.
L’esigenza, spiega Francesco, era quella di trovare “le atmosfere giuste per interpretare quei brani come li sento adesso”. Una scelta dolorosa da accettare per i fan dei 24 Grana, ma che va rispettata perché appartiene alla naturale crescita di un artista puro e coerente che non ha mai preso scorciatoie. Al di là del confronto con il passato, credo che chi ha amato i 24 Grana non può non amare questo disco struggente. Bellissime le nuove versioni di “L’alba”, “La costanza”, “Resto acciso”, “Introdub”, e a dir poco commovente, “Luntano”.

Come hai scelto i brani del disco?
Li ho selezionati in questi 3 anni di duo con Alfonso Bruno, girando per i piccoli club, sono quelli che maggiormente mi trasmettono una sensazione di intimità da condividere con il pubblico durante i concerti. Tutta l’idea nasce da questa performance che si chiama appunto Ballads; Ballads cafè, dunque, ne è una versione allargata, in grado di completare il sound senza stravolgerne la natura intima e confidenziale. E’ un progetto che mi ha dato tanto nel contatto col pubblico che ho pensato di farne un disco.

Come è stato rilavorare a brani nati insieme ai 24 grana con un’altra band?
A dire la verità non è la prima volta che lo faccio, mi era già capitato spesso. Ho suonato con tantissimi musicisti diversi e ho sempre cantato le mie canzoni, che sono nate sempre in solitudine alla chitarra. Quello che ho cercato in questo nuovo sound, è stato un migliore rendimento delle mie emozioni e ne sono veramente soddisfatto.

Qual è l’arrangiamento che ti rappresenta meglio?
Sono molto contento di “Napule se sceta”. Comunque ho seguito direttamente tutti gli arrangiamenti, partendo dalle parole, cercando di tirare fuori la migliore interpretazione possibile, registrando tutti i musicisti insieme in presa diretta, in modo da rendere l’emozione reale delle session.

Avete aspettato che si riunissero i 99 Posse e gli Almamegretta per sciogliervi. Cosa è successo?
I 24 Grana non sono sciolti, ho preso questa decisione perché nella band mi sentivo confuso e un po’ demotivato.

Ritornerete a collaborare insieme?
Sarebbe bello.

Quanto dobbiamo aspettare per un disco di inediti?
Ho delle canzoni nuove, una la propongo anche nei prossimi concerti. L’album entro il prossimo anno, penso.

Per l’occasione hai messo su una band con sei elementi. Dove e quando possiamo ascoltarti?
Suoneremo:14/12 a Tito (PZ) Auditorium; 20/12 a Roma -Rising Love; 22/12 A Napoli -Duel Beat.