Libertà di opinione o calunnia? A volte il confine è labile, soprattutto su internet. È di pochi giorni fa la notizia di una querelle virtuale che ha coinvolto una famosa osteria di Bologna e una cliente delusa. Virtuale, ma neanche tanto, visto che è sfociata in una concretissima aula di tribunale. La donna, docente universitaria, ha sfogato sul popolare Tripadvisor il suo disappunto per il servizio, i prezzi, e soprattutto il vino rosso servitole nel blasonato locale, lasciando una recensione molto negativa. I gestori del locale, anziché incassare la critica, si sono presentati in questura con una querela per diffamazione. Il motivo? Non tanto la bocciatura della cena, ma il giudizio sul vino rosso, che secondo la signora era “vino avariato, roba da creare problemi di salute”.

L’insinuazione ha portato i ristoratori a difendersi per mezzo legale. Non per censurare la libertà di critica, ma per tutelare il loro locale. Per carità. Da social a social, la storia è rimbalzata su Facebook, dove la pagina dell’osteria bolognese è stata presa di mira dai paladini della libertà di opinione. Sarà interessante capire come faranno le due parti a decidere se il vino era avariato o no, visto che la recensione risale ormai a un anno fa. Certo è che la signora avrebbe potuto protestare sul posto, con il bicchiere ancora in mano, anziché aspettare di tornare a casa e sedersi davanti a un computer. È vero che sui social media si può dire di tutto, ma certe cose sarebbe meglio affrontarle alla vecchia maniera.

Non si può, però, chiudere gli occhi davanti al tentativo di zittire una critica, per quanto aspra. Dietro al profilo di Tripadvisor non si nasconde un fake, ma una signora in carne e ossa, che è stata più di una volta cliente dell’osteria. Non si capisce perché avrebbe dovuto mentire sulla qualità del vino. Qui rischia di passare una linea intimidatoria, per cui se la critica è appena un po’ più pesante – e motivata – di un semplice “non mi è piaciuto”, può scattare la querela. E questo non è accettabile, soprattutto perché su Tripadvisor i gestori dei locali hanno la possibilità di rispondere alle recensioni. Che questo benedetto vino fosse inacidito o no, la questione si poteva forse potuta risolvere senza invocare l’intervento della magistratura, dimostrando un po’ di “struttura”.