“Lei mi chiede sa privatizzazione del 3 per cento di Eni, pensata dal Governo Letta, sia necessaria? E’ un’ipotesi che non considero perché non mi appartiene”.  Così Paolo Scaroni, amministratore delegato di Cane a sei zampe, risponde al fattoquotidiano.it, sul piano del governo che vuole mettere sul mercato alcuni “gioielli di famiglia”. “Non commento ciò che fanno i miei azionisti”, puntualizza il manager. Sul fronte dei livelli occupazionali nei giorni scorsi è scattato l’allarme dei sindacati. “La cessione prospettata dal Governo – ha dichiarato Sergio Gigli, segretario generale della Femca Cisl – sta allarmando i 75 mila dipendenti che assicurano alla compagnia, impegno, professionalità e risultati concreti”. Scaroni, viceversa, si sente di rassicurare: “La vendita di azioni non avrebbe in alcun modo nessun impatto a livello occupazionale”. Ma a San Donato Milanese, cittadina alle porte di Milano e sede storica dell’Eni, c’è chi cova qualche perplessità  di Fabio Abati