Se in Italia, popolo di santi e navigatori, di pochi lettori e di molti scrittori, abbiamo inventato un programma televisivo come Masterpiece: talent show per scrittori che ha fatto molto discutere e di cui si sono occupati anche diversi quotidiani, anche internazionali. In Perù, dove la gente vorrebbe leggere un libro ma il prezzo medio di un’edizione tascabile va dai dai 20 ai 30 dollari, alcuni editori e critici letterari da qualche anno si sono inventati uno strano sport per avvicinare i giovani alla letteratura: la lucha libro. Il fine è il medesimo del talent nostrano, il vincitore pubblicherà un libro con una casa editrice, ma i mezzi per arrivarci sono diversi. Nessuna discussione con affermati scrittori sotto l’occhio delle telecamere, piuttosto, come si capisce fin dal nome che parafrasa la lucha libre (la lotta libera, il wrestling messicano che è uno degli sport più diffusi nell’America Latina) un vero e proprio confronto sul ring. 

La lucha libro peruviana funziona così, un gruppo di aspiranti scrittori si ritrova nei locali notturni di Lima, indossa una variopinta maschera e si sceglie un nome di fantasia, come un vero eroe del wrestling, e sale sul ring. Qui l’arbitro non permette calci acrobatici o spettacolari schienate, invece consegna ai contendenti tre parole e poi fa partire il conto alla rovescia. I due sfidanti si siedono ciascuno davanti a un computer e con quelle tre parole devono comporre entro cinque minuti un racconto. Il pubblico raccolto intorno al ring, sempre più numeroso, attraverso dei monitor che proiettano la scrittura del racconto su un maxiscxhermo, può vedere in tempo reale tutte le fasi della sua composizione: lettere, parole, citazioni, errori e cancellature. Alla fine tre giudici decretano il vincitore della serata, che passa il turno nel tabellone. 

La lucha libro, che in Perù attrae sempre più pubblico, tanto che ci sono ragazzi e ragazze che si sobbarcano viaggi anche superiori alla mezza giornata pur di arrivare a Lima e partecipare alla competizione, non è un semplice divertimento. Vuole sensibilizzare i giovani e avvicinarli alla lettura “facendola percepire come se fosse un gioco piuttosto che una cosa noiosa”, come spiega Cristopher Vasquez, uno degli ideatori. Perché, come ha scritto il critico letterario Jaime Cabrera, tra dittature militari, guerre civili e crisi economiche, leggere in Perù è sempre stato un privilegio delle élite, mai un diritto del popolo. Tanto che nel 2009 l’Organizzazione per lo Sviluppo e Cooperazione economica ha classificato il paese sudamericano al 62° posto su 65 per la comprensione di testi scolastici da parte degli alunni. 

“Indossare la maschera per scrivere è anche una forma di democrazia, nessuno sa chi sei e da dove vieni – racconta uno dei partecipanti -, e ti dà anche un senso di sicurezza, ti protegge dagli altri e da quello che sei, permettendoti di scrivere più liberamente”. Poi tra serate in compagnia, con musica dal vivo, pubblico festante e la speranza per i concorrenti di poter pubblicare un libro con una casa editrice, com’è successo ai vincitori dei precedenti tornei, lo scopo rimane sempre quello di avvicinare i giovani alla letteratura, spiegano gli organizzatori, attraverso il contatto umano e la condivisione delle esperienze. “Puoi venire a una serata di lucha libro anche solo per divertirti e bere in compagnia – dice Cristopher Vasquez –, ma alla fine rimani affascinato dal processo di scrittura e capisci di essere circondato da persone che si divertono a leggere libri e a scriverli, e la letteratura diventa un’esperienza intrigante”. 

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