Una quindicina di iscrizioni nel registro degli indagati nell’inchiesta avviata dalla procura di Ancona sulla passata gestione di Banca Marche, commissariata dal ministero dell’Economia per perdite che sfiorano gli 800 milioni di euro e rettifiche sui crediti per 451,8 milioni.

Le ipotesi di accusa relative agli anni 2012 e 2011 – un lungo e articolato elenco di contestazioni – sono il falso in bilancio, false comunicazioni e infedeltà patrimoniale, a reati contro il patrimonio. L’indagine prosegue nel riserbo più completo e non ci sono conferme ufficiali. Il numero degli indagati, aveva spiegato nelle settimane scorse il procuratore della Repubblica Elisabetta Melotti, “è fluido” e potrebbe cambiare prima della conclusione dell’inchiesta.

La Guardia di Finanza, che ha acquisito la documentazione relativa agli anni 2012, 2011 e precedenti, oltre a numerose testimonianze avrebbe completato un primo troncone di indagini sulle ultime due annualità. Le posizioni al vaglio degli inquirenti potrebbero aumentare con la consegna della seconda tranche di accertamenti sulle annualità precedenti, ma il numero degli indagati potrebbe anche assottigliarsi, se i magistrati dovessero valutare come penalmente irrilevanti le condotte di iscritti della prima ora.

L’inchiesta era partita da due esposti presentati dall’ultima dirigenza dell’istituto di credito prima del commissariamento sulle posizioni dubbie di 16 clienti, società del settore edile ma non solo, e beneficiari di crediti e leasing. Ci sono poi i verbali degli ispettori di Bankitalia, consegnati ai commissari straordinari di BM e alla procura. Contengono pesanti rilievi sull’operato del vecchio management e della vecchia dirigenza, a carico dei quali è stata avviata una procedura di sanzione amministrativa.