A Udine da un mese e mezzo è in corso il ‘Future Forum, Essere nuovi/Be New‘, un’occasione per capire, assieme a esperti e visionari (persone che hanno una visione) che vengono da tutto il mondo, cosa potremmo aspettarci fra una decina d’anni ma, soprattutto, come potremmo far sì che il nostro futuro non sia proprio uno schifo come talvolta sembra oggi. I temi di cui si parla non sono da poco: lavoro, welfare e produzione; imprese, mercati e nuove tecnologie; sapere, conoscenza e formazione; città, sviluppo sostenibile e energia; scienza, natura e cibo.

Su questi temi, sintetizzando le ricerche dei maggiori istituti internazionali che si occupano di futuro, abbiamo “disegnato” una mappa, una sorta di guida per orientarsi e per capire cosa si prevede. Ne viene fuori uno scenario molto articolato, con indicazioni anche di verso contrastante, dove accanto ad una decina di macrotendenze (ossia: processi forti e persistenti nel tempo) emergono una serie tendenze in atto e presumibilmente perduranti nei prossimi anni e alcune previsioni di scenari che potrebbero concretizzarsi dopo il 2020.

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E così, entrando nello specifico si scopre che:

–  nel lavoro, inteso come campo ampio delle dinamiche produttive e dei rapporti fra i soggetti partecipi ai processi, peseranno sempre più la capacità di collaborazione, il lavoro a distanza, le competenze cross culturali e cambieranno le dinamiche e i modelli organizzativi delle imprese. Inoltre, l’invecchiamento dell’occidente sposterà il baricentro economico a est con possibile rischio di conflitti generazionali a ovest.

– Nell’industria e nei mercati conviveranno processi di globalizzazione, collaborazione sud-sud e sviluppo di micro economie locali; prenderanno corpo nuove modalità di accesso al credito con un peso crescente della finanza islamica; si affermeranno modelli di welfare aziendale e aumenterà il peso e il valore delle tecnologie green anche in ambito artigianale. Ma aumenteranno anche il debito e lo spostamento del baricentro economico a est.

– Nel campo del sapere e delle conoscenze le nuove tecnologie assumeranno un peso sempre più rilevante e si svilupperanno modelli open collaborative e di reti connettive. Sul versante formativo, cambieranno le dinamiche di trasmissione del sapere con una perdita di mediazione pressoché totale degli istituti formativi tradizionali e, allo stesso tempo, si assisterà all’affermazione di modelli di post-umanesimo. La grande incognita è costituita dal rischio di usi impropri dei Big data con conseguenze sulla privacy e sulla sicurezza.

– Le città e i territori si svilupperanno secondo modelli diversi ma convergenti: megalopoli e smart city saranno entrambe strutturate su reti energetiche intelligenti e su processi di sviluppo green. Sul versante dellagovernance e della produzione si prevedono l’affermarsi di modelli partecipativi, la crescita degli spazi urbani condivisi, un aumento sostenuto delle produzioni a km zero e il ricorso diffuso alla pratica del riuso. D’altra parte il forte cambiamento del tessuto sociale (aumento della popolazione anziana, delle famiglie mononucleari e dei turisti/residenti temporanei) ingloba il duplice rischio di crescita del debito delle città e delle diseguaglianze.

– Nel campo della scienza e della ricerca emergono alcuni temi caldi: la salute, la cura delle patologie; le modalità di produzione di nuova energia, di trasmissione e di stoccaggio della stessa; la produzione di nuovi cibi e alimenti sufficienti al fabbisogno crescente. Al contempo cresce l’ansietà per alcune direzioni intraprese dalla ricerca, in particolare per gli studi sul Dna e sul genoma e sul legame sempre più stretto con l’industria e con le multinazionali.

Un futuro pieno di contraddizioni e di incertezze, ma come dice Angela Wilkinson, ricercatrice dell’Ocse, “il futuro è plurale e siamo noi a cambiarlo per crescere”.