La nuova legge che regola le proteste sembra segnare l’ennesimo passo indietro nella transizione democratica dell’Egitto con i militari che impongono un’altra spinta alla restaurazione del precedente regime. Tra gli articoli più discussi del documento c’è l’imposizione di 3 giorni di preavviso per indire cortei e sit in e la possibilità di poter cancellare o cambiare il luogo delle manifestazioni da parte della autorità di sicurezza. Inoltre, per ottenere l’autorizzazione per un corteo ci vorranno 7 permessi e soprattutto le manifestazioni non potranno continuare nelle ore notturne, provvedimento che criminalizza i sit in tipici delle proteste di piazza Tahrir

E il pugno duro delle forze di sicurezza ha avuto una conferma già oggi: hanno reagito con gas lacrimogeni, cannoni d’acqua e decine di arresti ai primi sit in di fronte al Senato nel giorno in cui l’assemblea costituente andava al voto sull’articolo che introduce i processi militari nel nuovo documento che andrà a referendum a gennaio: 43 persone sono state arrestate, tra di loro 6 giornalisti e diverse personalità dell’attivismo rivoluzionario egiziano tra cui una delle leader del movimento contro i processi militari Mona Seif. Al momento solo due persone sono state rilasciate. Diverse testimonianze accusano la polizia di aver commesso violenza sessuale su alcune manifestanti trattenute. Un triste déjà vu che segna la prima manifestazione al cairo sotto la nuova legge che regola le proteste approvata domenica scorsa.

Le nuove regole costituiscono quasi un paradosso se si pensa al consenso popolare costruito dai militari proprio in base alla grande manifestazione del 30 giugno. Allora circa 30 milioni di persone scesero in piazza per chiedere le dimissioni del presidente Mohamed Morsi. Un evento con cui gli stessi militari giustificarono la loro presa di potere deponendo il presidente islamista alcuni giorni dopo. Il presidente Adly Mansour ha ratificato la legge domenica scorsa, una bozza stilata dal gabinetto di governo e che riprende un’altra proposta già al vaglio durante la presidenza di Morsi.

Durissime le reazioni da parte delle associazioni dei diritti umani e degli attivisti del fronte rivoluzionario, il gruppo che continua a smarcarsi dalla divisione politica dopo la nuova ondata di nazionalismo che ha riportato un’enorme fetta della popolazione dalla parte dei militari. “Questa legge va contro la libertà di manifestare che gli egiziani hanno conquistato nel 2011 e che è stato uno dei loro strumenti più forti di cambiamento” ha dichiarato Joe Storck, vicedirettore dell’ufficio regionale del Medio Oriente di Human Rights Watch.

La nuova normativa non è un caso isolato ma costituisce un tassello della strategia autoritaria che il governo militare sta portando avanti dall’inizio della nuova transizione del dopo Morsi. Infatti, oltre alla dura repressione contro il movimento dei Fratelli Musulmani e i diversi processi a loro carico, il governo guidato dai militari ha in cantiere un’altra proposta di legge che criminalizza i graffiti. Un’altra norma che infligge un duro colpo a uno dei simboli più significativi della rivoluzione.

“Da un lato è quantomeno grottesco che un governo che deve la sua legittimità a proteste di massa e che ha già più volte invocato la ‘benedizione’ delle manifestazioni di piazza, abbia tra le sue priorità la regolamentazione del diritto a manifestare – afferma Gennaro Gervasio - professore di Storia del Medio Oriente alla Bue, British University of Egypt – D’altra parte, non solo ciò si inserisce coerentemente nel progetto di criminalizzare il dissenso dei Fratelli Musulmani ma è anche coerente con i tentativi fatti in precedenza dagli altri governi di transizione”. 

Ieri è stata dispersa la prima manifestazione dopo l’entrata in vigore della legge. Ad Assiut un corteo contro la nuova legge indetto dagli studenti dell’università locale e di Al-Azhar è stato interrotto dalla polizia con un massiccio lancio di gas lacrimogeni. Secondo molti analisti però la reazione popolare al nuovo provvedimento sarà limitata. “C’è da aspettarsi che una parte dell’opinione pubblica accetterà anche questa ennesima misura autoritaria – conclude Gervasio – Il provvedimento sicuramente alienerà ulteriormente coloro, sopratutto tra i liberali e la sinistra, che hanno continuato a supportare il governo semplicemente in funzione anti-islamista”.