Periodicamente si ripropone il problema del taglio dei costi della giustizia. E periodicamente la politica prova a proporre tagli che, a mio avviso, nuocerebbero ai cittadini e favorirebbero la criminalità, come le riduzioni delle intercettazioni (in realtà ben si potrebbe vincolare l’esercizio delle concessioni di telefonia a convenzioni ben più convenienti per le questioni inerenti la sicurezza del Paese, ma di questo nessuno parla).
Ed allora, ecco due proposte.

La prima: il taglio totale delle cosiddette propine degli avvocati di Stato. Il problema è noto (anche su L’Espresso di questa settimana vi è un bell’articolo sul tema): gli avvocati dello Stato sono pagati come i magistrati (e non sono tali) e allo stesso tempo come avvocati (prendono una percentuale sulle cause vinte). Questo privilegio è del tutto ingiustificato, se si considera che non hanno alcuna spesa per lo studio, godendo di telefoni, uffici, segreterie pagate con soldi pubblici.
Perché non abolirle?

La seconda: l’abolizione della giustizia amministrativa (cioè i tribunali amministrativi regionali ed il Consiglio di Stato). Il problema – che sollevo da tempo su questo blog – è ormai argomento ricorrente nel dibattito, tanto che si discute ormai non sul “se” abolire Tar e Consiglio di Stato,  ma sul “come”. Intanto ben si potrebbe cominciare a restituire loro le cause che per natura dovrebbero decidere: multe stradali ed immigrazione, anziché i ricchi appalti e le carriere che contano nel Paese (magistrati, prefetti, militari, dirigenti, diplomatici), ben più adeguate alla giurisdizione ordinaria e del lavoro!

Quanto alla abolizione, l’idea è  addirittura stata fatta propria dal vicepresidente del Csm, Michele Vietti, che ha proposto l’unificazione delle magistrature. Lo ha sottolineato Romani Prodi, autorevole mancato Presidente della Repubblica. Lo ha ribadito il probabile prossimo Presidente del Consiglio: il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che ha evidenziato che il costo aggiuntivo è addirittura del 2% del Pil.

È doveroso anche ribadire che lo stesso strenuo difensore della spending review – il consigliere/ministro Patroni Griffi – è risultato avere lo stipendio tra i più alti di tutto il Governo, mentre tutti i giudici amministrativi si sono giovati di una normativa ad hoc che ha permesso loro prima di ridurre il numero di sentenze obbligatorie da redigere mensilmente (già davvero poche!) e poi di poter fare lo “straordinario” riportando il numero di sentenze a quelle che facevano prima, ma con 1.300 euro in più  per ogni udienza aggiuntiva.

Ce lo possiamo ancora permettere?