“Napolitano ricatta”. Il Giornale risponde così all‘ultimo no a Silvio Berlusconi da parte del capo dello Stato, che ha sottolineato la “mancanza di condizioni” per concedere la grazia. “Il presidente passa alle minacce”, scrive il direttore Alessandro Sallusti, definendo “un avvertimento, un’intimidazione” l’appello del Colle a evitare “comportamenti di protesta che fuoriescano dai limiti del rispetto delle istituzioni” in occasione delle manifestazioni previste per il 27 novembre, quando è in calendario – nell’Aula del Senato – il voto sulla decadenza. Mentre il Cavaliere annuncia la presentazione, attesa alle 15.30, di nuovi documenti dall’America per la revisione del processo.

“Lei è il capo di una cospirazione che sta cercando di sovvertire la volontà popolare, un vecchio inacidito e in malafede indegno di occupare la più alta carica dello Stato”, aggiunge Sallusti rivolgendosi al presidente, che “per scalzare Berlusconi ha comperato prima Mario Monti con la carica di senatore a vita” e “fallita la missione ci ha riprovato comperando un pezzo della dirigenza Pdl, quello più compromesso e ricattabile”. Napolitano è quindi “un golpista, perché usa il suo potere al servizio della vecchia causa comunista oggi rivista e corretta in salsa lettiana”. Il direttore de Il Giornale conclude l’editoriale in prima pagina con un appello: “Noi scenderemo in piazza, contro la magistratura, contro la sinistra e contro di lei che rappresenta il peggio di questo Paese“.

E, mentre la stampa del Cavaliere scende in campo per difendere l’ex premier, Berlusconi ribadisce che il voto sulla decadenza è “un colpo di Stato che parte da una sentenza politica criminale per eliminare il leader del centrodestra e spianare la strada alla sinistra”. Il numero uno di Forza Italia, intervistato da Radio Uno Rai, annuncia per oggi la presentazione di nuove carte per la revisione del processo. “E’ una vicenda che ha altri protagonisti che sono indicati in modo chiaro”, dice aggiungendo che ci sono fatti e testimoni che non sono stati ascoltati dai giudici. “Quindi io credo che la realtà valga su tutto, prevalga su qualunque opinione ed espressione”.

Il Nuovo centrodestra non scende in piazza il 27? “Questo riguarda loro”, risponde Berlusconi. “Vedremo cosa faranno, poi tutti saranno liberi di giudicare il loro comportamento…”. E attacca il segretario del Partito Democratico, Guglielmo Epifani, che “si dovrà vergognare finché campa per un atto indegno che grida vendetta davanti a Dio e agli uomini”.

Per difendere il Cavaliere interviene anche il ministro Maurizio Lupi. “Se, come mi auguro, arriveranno carte in grado di riaprire il processo, sarà doveroso rinviare il voto sulla decadenza. Sono convinto che il presidente Grasso sarà il primo, nel caso di elementi nuovi, a chiedere la sospensione della procedura”, dichiara intervistato dal Messaggero, annunciando che “quel giorno saremo in Senato e dimostreremo che si può fare la battaglia contro la decadenza di Berlusconi senza mettere a rischio il destino dell’Italia”.

“Siamo estremisti perché difendiamo Berlusconi? Perché non vogliamo arricchire la Merkel? Perché vogliamo cambiare la legge di stabilità? Allora sì, siamo estremisti”, commenta così Daniela Santanchè che pur rimanendo prudente sul “colpo di stato” paventato dal Cavaliere durante il discorso davanti ai giovani di Forza Italia il 23 novembre, si schiera al fianco di Silvio Berlusconi che, secondo lei, continuerà a essere votato da milioni di Italiani, specificando, riferendosi ad Alfano e al Nuovo centrodestra che “sbaglia chi non scende in piazza per difenderlo”. 


video di Alessandro Madron

E anche Mariastella Gelmini sostiene che la decadenza di Berlusconi sarebbe “una scelta scellerata del Pd lontana dall’applicazione del diritto” e proprio per questo “fino all’ultimo ci auguriamo che si possa dare più tempo al Parlamento per riflettere” magari anche alla luce dell’arrivo delle carte americane. Mentre Pier Ferdinando Casini sottolinea che l’ex premier dovrebbe smettere di attaccare il presidente della Repubblica, lanciando peraltro “un’accusa che non sta né in cielo, né in terra”, e annunciando che ”io voterò per la decadenza, ma la voterò perché la discussione prima del voto possa individuare percorsi alternativi”.