Il crac Parmalat rischia di trascinare in Tribunale anche i giocatori di quello che fu il grande Parma Calcio di Calisto Tanzi. Nel filone che riguarda il fallimento della squadra di serie A di Parma, sono finiti anche undici ex calciatori accusati di bancarotta fraudolenta per distrazione in concorso con Tanzi, con il figlio Stefano e con l’ex direttore commerciale del Parma Domenico Barili. Come riporta la Gazzetta di Parma, il pm Paola Dal Monte ha chiesto il rinvio a giudizio per Hernan Crespo, Sebastian Veron, Faustino Asprilla, Luigi Apolloni, Enrico Chiesa, Lilian Thuram, Dino Baggio, Hristo Stoichckov, Tomas Brolin, Lorenzo Minotti e Massimo Crippa. Insieme a loro è stato chiesto il rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta anche per 15 ex dirigenti, consiglieri, sindaci e procuratori del Parma Calcio, per un totale di 26 persone. A queste si aggiungono Tanzi e suo figlio, che per questo filone di inchiesta hanno già chiesto di patteggiare due mesi in continuazione con le altre condanne.

Gli undici ex campioni del Tardini dal campo sono finiti sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti per avere firmato falsi contratti di sponsorizzazione e promozione di prodotti della Parmalat, distraendo dalle casse della società di Collecchio quasi 10 milioni di euro e oltre 11 milioni di dollari in poco più di dieci anni. Secondo l’accusa tra il 1992 e il 2003 Tanzi e Barili avrebbero stipulato accordi per la pubblicità con i singoli giocatori o con società a loro riconducibili, in modo da garantire al Parma Calcio gli ingaggi con i calciatori senza gravare sulle casse della società sportiva. Attraverso i falsi contratti di sponsorizzazione del brand e dei prodotti Parmalat infatti, i soldi arrivavano ai calciatori direttamente dalla società di Collecchio. Formalmente i giocatori venivano pagati per sponsorizzazioni Parmalat, anche a fronte di pubblicità che negli effetti non venivano realizzate e con compensi concordati che non rispecchiavano le prestazioni richieste. Gli ex campioni poi periodicamente emettevano delle fatture per attestare i lavori fittizi eseguiti per la società di Collecchio. Fatture e compensi che ora però, alle ex glorie del Parma Calcio, potrebbero costare molto care.