Un romanzo criminale. Una trama fittissima dove politica, imprenditoria, colletti bianchi e camorra s’impastano e diventano sistema d’affari. Asl, strutture sanitarie e ospedali trasformati in centri di potere per il potere. Questa sembra una strana storia ma è la solita storia dove tutto si confonde, tutto si tiene e diventa maledettamente normale. Il fattore geografico è secondario. E’ l’Italia. C’è chi fa l’anticamorra, combatte l’illegalità ma è anche il braccio destro del boss. C’è il funzionario intransigente che “dice sempre no”, si professa equidistante, però prende ordini da pezzi importanti della politica. Ci sono imprenditori che gestiscono aziende e ottengono appalti, sub appalti e proroghe inaspettate per la vicinanza al clan. In mezzo c’è il mondo inesplorato della burocrazia piegata ai servigi della politica compulsata dalla camorra.

Il fine è sempre lo stesso: drenare denaro pubblico, fare affari, alimentare clientele, infiltrarsi nelle istituzione e gestire dal dì dentro la cosa pubblica. Del ciclone giudiziario che si è abbattuto di recente sull’Asl di Caserta ciò che colpisce non sono tanto le ordinanze di custodia cautelare che hanno raggiunto – tra l’altro – Franco Bottino, 71 anni , direttore dell’ospedale di Caserta, Angelo Polverino, 56 anni consigliere alla Regione Campania nelle fila del Pdl, Giuseppe Gasparin, 63 anni, ex sindaco di Caserta e alto funzionario Asl, Angelo Grillo, 63 anni, imprenditore. Ciò, che invece, colpisce è la pervasività, la complessità dei rapporti, il reticolo di poteri, le connessioni tra parti e mondi lontani ma vicini.

E’ un’inchiesta alle battute iniziali. Ci lavorano i magistrati Giovanni Conzo, Luigi Landolfi, Annamaria Lucchetta della Dda di Napoli coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco. Le carte delineano fatti specifici organici che insieme formano un romanzo criminale. Le carte giudiziarie grondano di omissis a testimonianza che quest’indagine potrebbe aprire scenari inediti e devastanti sulla gestione del sottobosco del potere periferico ma riconducibile al gioco grande: quello della politica nazionale.

Senza rincorrere le cronache colpisce la storia singolare di Giuliano Pirozzi, appena 33 anni, gola profonda, che con la sua decisione – l’anno scorso – di collaborare con la giustizia ha vuotato il sacco spiegando ai magistrati come si nasce e si struttura una macchina del potere su più livelli. Giuliano sfugge ai soliti cliché. Figlio di un bravo e onesto impiegato pubblico e di una insegnante. Vive una doppia vita: frequenta una certa borghesia ma non disdegna di vivere la strada. La sua è una scalata in due mondi solo apparentemente lontani nel quale interfacciarsi. Diventa il braccio destro del boss Feliciano Mallardo, a capo dell’omonimo clan-famiglia con roccaforte a Giugliano, comune alle porte di Napoli. Contemporaneamente però enfant prodige s’impegna nella politica attiva, nel volontariato e coltiva tanti rapporti di amicizia.

E’ fondatore e presidente dell’associazione “Giugliano Ambiente” che si batte per la legalità e contro la camorra. Ma – sostengono i magistrati – l’associazione è stata “creata appositamente dal clan Mallardo per tenere sotto controllo tutto il settore ambiente del Comune di Giugliano”. E’ lo stesso Pirozzi a verbale a chiarire, illustrare e spiegare relazioni e meccanismi: “Il mio ruolo era quello di intercettare fondi pubblici che avrebbero potuto essere destinati al Comune di Giugliano e di conseguenza al clan Mallardo in quanto noi eravamo perfettamente in grado di pilotare tutte le gare”.

Il giovane collaboratore è molto addentro, è in buoni rapporti con politici, funzionari, colletti bianchi, imprenditori e camorristi. Il suo racconto disegna contorni e dinamiche nuove. La forza è il muoversi insieme, organizzare gruppi d’interessi coesi, vere e proprie lobby di potere che agiscono condividendo valori e strategie. Una gara d’appalto da 27 milioni di euro per l’affidamento del servizio di pulizie dell’Asl di Caserta. Una lobby che agisce su più piani modellando e pilotando atti, procedure, assegnazioni. Lo spaccato è inedito. Il denaro veniva investito in Africa e poi spostato in Svizzera. Ci sarebbero nomi eccellenti che avevano un enorme potere discrezionale nel muovere le pedine con le nomine come l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino e l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Non sono i soli. Ci sarebbero molti altri nomi di politici locali e nazionali che a vario titolo fingevano di non sapere o meglio non facevano nulla per bloccare la lobby anzi la favorivano.