Ci sono voluti ben 7 mesi di riflessione, ma alla fine il governo ha risposto ad una interrogazione presentata ad aprile dal parlamentare del Pd Vinicio Peluffo in merito al possibile investimento del Fondo strategico della Cassa Depositi e Prestiti nel settore dei supermercati. In sostanza il governo, rappresentato dal sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio Vincenti, non rileva nulla di anomalo nell’operazione. Nonostante questa configuri un intervento in un segmento non compreso tra quelli in cui il FSI può operare, che peraltro difficilmente può definirsi di rilevante interesse nazionale.

L’operazione prevederebbe in particolare un intervento da circa 120 milioni di euro nel capitale della holding di controllo del gruppo Finiper. Azienda, questa, che fa capo al lombardo Marco Brunelli e che è presente in Italia con con 26 ipermercati a insegna “Iper, La Grande I” e 170 supermercati a marchio “Unes”. Le motivazioni addotte nell’aprile scorso a giustificazione della possibile operazione da parte del Fondo furono singolari. La relativa nota stampa parlò dell’opportunità di porre le basi per una crescita del gruppo in un “settore altamente frammentato, ma strategico per la filiera agro-alimentare”.

Peccato però che il settore della grande distribuzione non sia contemplato tra quelli nei quali il Fondo, a norma di statuto, può assumere partecipazioni. Che sono la difesa, la sicurezza, le infrastrutture, i trasporti, le comunicazioni, l’energia, le assicurazioni e l’intermediazione finanziaria, la ricerca e l’innovazione ad alto contenuto tecnologico e i pubblici servizi. Senza considerare poi, come ha sottolineato lo stesso Peluffo nel testo della sua interrogazione, che “la grande distribuzione organizzata è uno dei settori dove più si è liberalizzato, per cui un intervento di questo tipo introdurrebbe gravi elementi di distorsione della libera concorrenza del mercato”.

La società verso cui punterebbe FSI è peraltro attualmente impegnata anche in settori esterni a quello della grande distribuzione organizzata. In particolare in due interventi immobiliari a Milano. Il primo, di trasformazione urbana di 1,6 milioni di metri quadrati dell’area ex Alfa di Arese, prevede un investimento di 800 milioni di euro. Mentre il secondo, con il quale rinascerà un vero e proprio quartiere (Casina Merlata) a nord-ovest di Milano, vicino all’area Expo 2015, ha un valore di 1,2 miliardi di euro. Il dubbio allora, ers che l’investimento di FSI potesse essere soprattutto finalizzato a garantire liquidità necessaria al patron di Finiper per la realizzazione di investimenti immobiliari inseriti nel complesso piano di interventi legati ad Expo 2015.

E, quasi a voler sgombrare il campo da ogni malevola interpretazione, il governo, nella risposta alla interrogazione del parlamentare del Pd, oltre a chiarire come l’accordo tra FSI e Finiper debba essere ancora perfezionato e non riguarderà “gli sviluppi immobiliari residenziali” di Cascina Merlata e di Arese, ha tenuto a precisare come “il comitato per gli investimenti (del Fondo strategico, ndr) analizza attentamente tutti gli investimenti”. Una tesi che non ha convinto Peluffo, per il quale in questa vicenda “si sta correndo il rischio di cadere nel tipico vizio italiano di improntare le scelte alle necessità del cosiddetto capitalismo relazionale”.