Il 90,4% dei giovani italiani si connette a internet, il 71% usa Facebook, il 65,2% Google e il 52,7%YouTube. Questa la fotografia scattata dal Censis che evidenzia come i giovani siano i più assidui internauti e utilizzatori del computer. Secondo l’Istat, infatti, la quota di utenti decresce proporzionalmente con l’età, così come con l’avanzare dell’età si accentua il divario di genere che, anche se si sta attenuando nel corso degli ultimi anni – le donne internaute erano poco più di un quarto (26,9%) nel 2005 per arrivare al 47% nel 2012 – evidenzia comunque una diversa familiarità con pc e tecnologie digitali tra uomini e donne. Divario tecnologico che se è pressoché nullo tra gli adolescenti, comincia a farsi sentire tra gli under 35 e raggiunge il picco tra i sessantenni.

“Insomma, l’altra metà del cielo digitale è ancora troppo poco abitata: uno spreco di talenti, idee, capacità, ma anche di opportunità non colte, se le donne rimangono ai margini della cultura high-tech che oggi pervade la nostra quotidianità”, commenta Nadia Caraffi, presidentessa della delegazione di Reggio Emilia dell’European women’s management development (Ewmd), che insieme alla facoltà di ingegneria dell’Università di Modena e Reggio promuove il progettoRagazze digitali: idee per un futuro smart!. Un’iniziativa che vuole favorire il ruolo attivo delle donne nei settori legati all’innovazione tecnologica e contrastare lo stereotipo secondo il quale le donne davanti a un pc non possono far altro che mettersi le mani fra i capelli, perché la tecnologia non è pane per i loro denti.

“Ewdm è un network internazionale che sostiene la formazione femminile con l’obiettivo di promuovere la parità di genere, in particolare nel mondo del lavoro. E il fatto che le donne utilizzino meno degli uomini le Ict ha dirette conseguenze sulla loro competitività in diversi ambiti professionali”, aggiunge. Per questo, dunque, hanno dato vita al progetto ‘Ragazze digitali’, per riflettere insieme alle studentesse sull’importanza strategica di acquisire competenze digitali, per sensibilizzarle sulle potenziali prospettive di carriera nei settori legati all’innovazione tecnologica e incoraggiarle a varcare la soglia delle facoltà scientifiche, sradicando quegli stereotipi di genere che anche in maniera inconsapevole condizionano le scelte dei percorsi di studio universitari. “Intendiamo insomma promuovere a piccoli passi un cambiamento culturale”, dice ancora Nadia Caraffi. Come? Con la summer school ‘Un’ingegnere con l’apostrofo‘ – quattro settimane, a partire dal 16 giugno 2014, per avvicinare gradualmente le ragazze degli ultimi anni delle scuole superiori alle nuove tecnologie – e un ciclo di incontri per andare oltre gli stereotipi e conoscere modelli femminili diversi da quelli che la società quotidianamente veicola.

“Il Gender digital divide – ribadisce Flavia Marzano, docente di tecnologie per l’amministrazione digitale alla Sapienza di Roma è intervenuta al primo incontro per illustrare il ruolo pervasivo della tecnologia e sottolineare l’urgenza, in Italia, di una maggiore educazione scientifica – rappresenta una mancata opportunità per le donne di crescere e fare carriera. Se è vero infatti che gli adolescenti, maschi e femmine, usano più o meno allo stesso modo pc, smartphone, tablet e internet, poi però intraprendono strade diverse e poche ragazze si iscrivono alle facoltà di ingegneria o di informatica, privandosi così della possibilità di essere protagoniste dell’innovazione tecnologica”.

A livello europeo, per esempio, 7 milioni di persone lavorano nel settore dell’Information and communications technology, ma solo il 30% sono donne. “Per questo anche la vicepresidente della Commissione europea Neelie Kroes, ricordando come l’economia digitale sia in crescita, ha ribadito l’importanza di coltivare il talento femminile incoraggiando le ragazze a “dedicarsi a studi scientifici e all’informatica in particolare”.