Renato Brunetta ascolta il suo capo e sceglie la sobrietà: “Straordinario discorso del presidente Silvio Berlusconi. Con grande capacità di ricostruzione degli eventi storici della crisi italiana, il nostro leader indiscusso ha raccontato con assoluta determinazione ma anche con pacatezza gli ultimi vent’anni che lo hanno visto allo stesso tempo protagonista della vita del Paese, ma anche vittima di un sistema giudiziario aberrante che ha tentato e sta ancor oggi tentando di estrometterlo dalla vita politica italiana”. Una bufera di superlativi assoluti che precede una certezza: “Non ci riusciranno – dice il capogruppo di Forza Italia alla Camera – Nessuno potrà mai mettere il bavaglio a più di 10 milioni di cittadini”. E’ stato, dunque, il discorso “di un grande leader”. Ma non ci sono solo i controcanti sullo stesso pentagramma. Il responsabile giustizia del Partito Democratico Danilo Leva replica in modo deciso: “Berlusconi sta giocando una carta pericolosissima – afferma – In un’orgia di affermazioni dal carattere esplicitamente eversivo e provocatorio, attacca e offende impunemente le istituzioni repubblicane e i principi costituzionali. Non è accettabile una simile escalation di toni e di azioni: siamo oltre la soglia consentita e sopportabile da una democrazia”.

Franco Siddi, segretario della Federazione della Stampa, risponde per esempio per difendere il Corriere della Sera, accusato dal Cavaliere di essere l’organo della Procura di Milano: “La disperazione per le conseguenze degli errori o delle colpe che gli sono attribuite non giustifica in alcun modo l’ennesimo attacco del presidente Berlusconi al giornalismo e, ancor più specificamente, al Corriere della Sera – dice Siddi – Chi è titolare come lui di un portentoso conflitto di interessi in questa fase declinante, dovrebbe prima cercare di interrogarsi e capire, finalmente, che l’informazione è cosa diversa dalla propaganda. E di una propaganda permanente che si abbatte su giornali e giornalisti non di scuderia non ne possiamo davvero proprio più”. 

I montiani difendono invece il Professore da quel giudizio sbrigativo riservato da Berlusconi (“secondo me non aveva meriti per diventare senatore a vita”). Secondo Benedetto Della Vedova “Berlusconi sfoga in realtà la rabbia per avere perso le elezioni a causa del 10% dei voti ricevuti dal Professore e da Scelta Civica. Voti anche di quanti, orfani di una rivoluzione liberale predicata e non praticata, hanno scelto la serietà e il progetto riformatore di Monti anziché la propaganda del Pdl”. “I meriti del senatore Monti nei confronti del Paese sono ben noti e riconosciuti da tutti – aggiunge il capogruppo di Scelta Civica alla Camera Lorenzo Dellai – A lui riconfermo la stima e la considerazione di tutti i colleghi del Gruppo parlamentare Scelta Civica della Camera, a prescindere dalle diverse opzioni collegate al dibattito in corso nel movimento”. Vale a dire la scissione che hanno portato fuori da Scelta Civica i cosiddetti “popolari” guidati da Mario Mauro. E Dellai è tra questi.