“Stramaledetti ipocriti! Fanno discorsi sul consumo del suolo, sull’ambiente, si raccolgono in minuti di silenzio, ancora questi inutili minuti di silenzio e poi tutti assieme votano per il Tav, per gli inceneritori, presto voteranno per il Tap (Gasdotto Trans-Adriatico). Si lavano la coscienza battendosi il petto, pronunciando (chi crede) una preghiera e alzandosi in piedi ricordando le vittime dell’ennesima tragedia che si sta consumando in Sardegna. Si abbonano i miliardi evasi dalle concessioni delle slot-machine ma non si trovano i soldi per mettere in sicurezza il territorio italiano”.

Fino all’inizio di questa legislatura nessun parlamentare si sarebbe mai sognato di pronunciare frasi del genere. Lo ha fatto Alessandro Di Battista (M5S), dopo l’ennesima tragedia annunciata che questa volta ha colpito la Sardegna. Ogni volta che succede un disastro ambientale dopo i fiumi di acqua scorrono fiumi di parole ed anche di mea culpa. Poi tutto continua esattamente come prima.

Nella mia vita ho già vissuto indirettamente un sacco di alluvioni. Una addirittura mi toccò in prima persona. Fu quella dell’anno 2000, in cui dovetti abbandonare la casa degli amici che mi ospitavano, a rischio sommersione. Ricordo bene che dopo si disse che non solo non si doveva più costruire nelle zone esondabili, ma che addirittura occorreva delocalizzare le strutture a rischio. Francamente non ho notizia che sia stato delocalizzato alcunché. In compenso si continua a martoriare i fiumi (sul Po in Piemonte hanno avuto il coraggio di autorizzare una centrale idroelettrica in zona a parco), ad arginare i corsi d’acqua (aumentandone la velocità), ad impermeabilizzare il territorio, senza pensare che l’acqua da qualche parte deve pure andare.

Certamente il problema non si risolverà mai finché nelle istituzioni avremo solo politici legati alle lobby che contano, ma mi permetto di pensare anche che l’Italia sia affetta da un ulteriore morbo endemico, che è quello dell’insensibilità all’alterazione del territorio dove si vive. Senza arrivare all’eccesso di un Berlusconi che si fa costruire un paesaggio finto in Sardegna (!), faccio una considerazione che secondo me è indicativa. È abbastanza frequente che delle strade vengano modificate nel loro percorso. Ad esempio, che lungo una strada di montagna venga realizzata una galleria, oppure che l’arteria venga rettificata nel percorso. Ed il vecchio asfalto cosa ne fanno? Lo lasciano lì. Spesso destinato a diventare una discarica a cielo aperto o talvolta un’area di sosta per le lucciole. Costerebbe molto ripristinare il territorio in quei punti? Che senso ha lasciare in loco una struttura che non serve più e che reca solo danno al’ambiente? Ma lo stesso discorso potrebbe farsi per le linee elettriche abbandonate, o per gli impianti di sci dismessi, e così via. Si lascia, si abbandona. E’ l’incuria del territorio. Ritengo endemica.

Quindi va benissimo il discorso di Di Battista, e nessuno che ami la propria terra rimpiangerà mai questa inguardabile classe politica, i disastri che ha causato, e le morti che ha sulla coscienza. Mi auguro che venga sostituita, ovvio, ma mi auguro anche che l’italiano in genere aumenti il proprio tasso di sensibilità ambientale.