Gli italiani hanno ormai talmente fatto abitudine alla consuetudine dei loro politici di rinunciare ai propri ideali personali allo scopo di privilegiare gli “interessi superiori” del partito che ormai questa cosa non fa nemmeno più notizia. E invece dovrebbe.

Li senti argomentare seri e compunti davanti al cronista televisivo per spiegare agli italiani che loro hanno una idea diverso, quella decisione non la condividono, tuttavia loro sono persone serie e responsabili, quindi “fanno un passo indietro” (No, non come la Cancellieri, che invece ne ha fatto uno in avanti, per far capire che in Italia un Ministro della Giustizia può, essendo un privilegio riservato a quelli del suo livello, telefonare personalmente ad una amica in carcere per garantirle tutto il proprio sostegno come si conviene ad una persona di buon cuore che non abbandona mai gli amici).

No, non scherziamo, il parlamentare “responsabile” fa davvero una rinuncia sofferta, e per giustificarsi si appella alla ragione superiore: “Mi adeguo alla disciplina di partito”, conclude. Quindi con un saluto ed un sorrisetto di circostanza saluta il cronista e gli spettatori e si allontana soddisfatto di aver fatto appieno il suo dovere.

Sicuramente mentre si allontana starà pensando di sé: “Sono stato bravissimo! Ho preso due piccioni con una fava: da una parte ho soddisfatto i miei fans ribadendo la mia posizione, dall’altra ho guadagnato punti pesanti facendo vedere che io non tradisco, al bisogno so essere fedele e adeguarmi alla decisione del partito anche se è diversa da quella che avrei voluto io”.

Peccato che ad assistere a queste rappresentazioni ci siano anche degli italiani che vivono all’estero, e quando sentono nominare la “disciplina di partito” si chiedono subito allarmati: “ma… hanno per caso cambiato la Costituzione in Italia? Cosa sono diventati i partiti, delle caserme?”. E cosa sono gli onorevoli, dei soldatini che devono obbedire e tacere agli ordini di un caporale qualunque?

Va bene che c’è ancora il “porcellum”, che consente ai partiti di scegliere chi candidare, e quindi scegli di fatto chi siederà in Parlamento (salvo i trombati), ma la Costituzione non è cambiata. La Costituzione dice ancora che il parlamentare rappresenta i cittadini, non il partito.

Proprio ieri nel Senato degli Stati Uniti si è visto come si deve interpretare esattamente il ruolo del “rappresentante eletto dal popolo”: è stata presentata dal partito democratico, che al Senato conta una maggioranza di 55 senatori su 100, una modifica di legge che qui definiscono “nucleare”, perché modifica la maggioranza necessaria ad approvare le nomine presidenziali, portandola da una maggioranza “qualificata” di 60 voti, ad una maggioranza semplice di 51 voti. In questo modo i democratici potranno finalmente liberare il campo dal cosiddetto “filibustering” dei repubblicani, che fin dall’inizio della presidenza Obama hanno abusato un numero record di volte (più di 60) la tecnica del filibustering per bloccare le nomine di Obama.

Quello che mi interessa far rimarcare qui è che la modifica di legge è stata approvata con 52 voti favorevoli e 48 contrari. Ma tre senatori democratici hanno votato contro alla modifica e, benché il leader democratico Harry Reid abbia raccomandato compattezza nel voto, lui non si è mai sognato di invocare la “disciplina” di partito. E anche dopo che tre gli hanno votato contro, Mr. Reid non ha gridato al tradimento. La Costituzione dà al parlamentare il diritto-dovere di votare secondo la propria coscienza interpretando il volere dell’elettorato. Non quello del partito, quello dell’elettorato!

So che in Italia, finché dura questo malvezzo, uno che manifesta questo pensiero non verrà mai candidato da nessun partito, ciò nondimeno questa cattiva abitudine italiana deve cessare. Non è questione di opinioni, è questione di democrazia.

Dallas, Texas