Sui motivi per cui Cancellieri è indegna di fare il ministro della Giustizia è stato detto tutto. Solo che ogni argomento è scivolato sulla suddetta e sui suoi accoliti, a cominciare da Napolitano per finire a Gasparri passando per i renziani (i rottama-tori!), come l’acqua sulla schiena di una papera.

A differenza della papera però, questa gente si vergogna di se stessa; così, invece di scrollarsi l’acqua dalle penne e starsene zitti – come fa la papera – hanno esternato improbabili giustificazioni. E, alla fine, tutto lo starnazza-mento, volevo dire l’esternazione, si è ridotta a tre pseudoargomenti: Cancellieri non ha commesso nessun reato; è una vergogna che le intercettazioni che la riguardano siano state pubblicate; il governo deve restare in piedi costi quel che costi.

Ora, che Cancellieri non abbia commesso reati è probabile. Prima del 1997 ne avrebbe commessi di sicuro (323 c.p., interesse privato in atti d’ufficio); ma i politici capirono che si trattava di una trappola sempre aperta e la modificarono, richiedendo che il vantaggio perseguito dovesse essere solo patrimoniale. Sicché darsi da fare per far scarcerare Giulia Ligresti non rientra, ormai, nella fattispecie penale. Ma il punto non è questo. Non commettere reati è il minimo richiesto per fare il ministro (o ricoprire qualsiasi altra carica pubblica). Ma si vuole davvero sostenere che ogni comportamento immorale, inopportuno, meschino, volgare, sia irrilevante? Un ministro che maltratta coniuge, figli e cane; o che fa sesso con partner mercenari; o che abbonda nel turpiloquio anche pubblicamente; che insomma si comporta come una di quelle persone che nessuno di noi ammetterebbe nella sua casa; uno così va bene?

Le intercettazioni impubblicabili. Che equivale a dire che il problema non è il comportamento della Cancellieri, ma il fatto che lo si sia scoperto. Tralasciando tutto quanto detto in questi anni su questa paralogia (espressione verbale senza senso, come si osserva nella schizofrenia. La logorrea e l’incoerenza verbale – “insalata di parole” – rientrano in questa espressione patologica, Enciclopedia Treccani), basterebbe obiettare che – certamente – nessuna doglianza costoro avrebbero manifestato se le intercettazioni avessero rivelato un comportamento virtuoso; ne consegue che il problema non sono le intercettazioni in sé, ma il comportamento illegale o inopportuno che diviene pubblico. Come volevasi dimostrare.

Il governo che non deve cadere. Che, infatti, non dovrebbe cadere. Cancellieri indegna viene cacciata, uno immacolato la sostituisce. Ma il rischio in effetti c’era. Perché trovare un immacolato nel loro ambiente è una cosa complicata. Ma soprattutto, perché ogni fazione aveva il suo immacolato ed era pronta a far cadere il governo se non fosse stato nominato. Il che è la dimostrazione evidente che un governo così, fondato non su intese (larghe!!) ma su ricatti, è proprio bene che cada. Alla fine, il Parlamento (sempre quello che stabilì che Ruby era la nipote di Mubarak) ha spiegato al Paese che un ministro della Giustizia può essere amico di un pregiudicato e dichiararsi a disposizione sua e della sua famiglia quando tutti sono arrestati in una nuova indagine per reati gravissimi: non c’è problema, continui a fare il ministro. Certe volte è dura credere che il pendolo davvero tornerà indietro (Gianbattista Vico, La Scienza Nuova); chi ci libererà mai da questa gente?

Il Fatto Quotidiano, 22 novembre 2013