Ventuno milioni di euro in sette anni. Parliamo di fondi pubblici per l’editoria incassati da Ecomedia, la società editrice della testata radiofonica Ecoradio, creatura dell’imprenditore Marco Lamonica. Una radio che è stata espressione dei Verdi, prima che si sciogliessero, poi del Movimento Comunicambiente – grazie al quale ha ottenuto circa 3 milioni di euro l’anno. Eppure, l’amministratore delegato (nonché direttore ed editore) dell’emittente ecologista, ha deciso di chiudere e mandare a casa tutti i dipendenti dal primo gennaio prossimo. Il motivo: non ci sono più soldi. “Tolti gli stipendi dei nove dipendenti – chiede Rocco Giurato, giornalista di Ecoradio – pagati il minimo sindacale (mille euro), le spese per frequenze e attrezzature, quant’altro serve per gestire una radio?”. Di certo sappiamo quanto ha incassato dallo Stato: 21 milioni. In realtà, l’editore intende avviare una nuova attività commerciale dal 2014 e per realizzarla ha deciso di cessare il progetto editoriale, licenziando – entro il 31 dicembre prossimo – tutti i dipendenti: 5 giornalisti e 4 impiegati amministrativi.

I suoi padrini
La rappresentanza parlamentare che fino ad ora ha permesso a Ecoradio di raccogliere piogge di finanziamenti pubblici ogni anno, ha cambiato spesso protagonisti: un’invenzione dei Verdi di Alfonso Pecoraro Scanio che accede ai finanziamenti grazie alle firme dei deputati Paolo Cento e Marco Lion. I verdi si sfasciano, ma non la macchina, che incassa soldi e passa a Marco Lamonica, proprietario di Ecomedia spa, voce dello poco conosciuto movimento Comunicambiente (con sede a Sulmona). Tra i parlamentari che si sono alternati negli anni a mettere la firma per garantire i finanziamenti a Ecoradio ci sono Massimo Fundarò (Verdi), Cinzia Dato (Ulivo), Mauro Libè (Udc) e Sandro Gozi (Pd). E così in sette anni Ecomedia spa ha portato a casa i 21 milioni complessivi.

Una radio cittadina
“Un bel gruzzolo – spiega Paolo Butturini, segretario della Associazione Stampa romana – per una radio che ha un bacino di trasmissione limitato a Roma, Napoli e Caserta, che applica modeste cifre di stipendio e che, in base alla legge, dovrebbe svolgere fondamentalmente un ruolo di servizio pubblico”. Mille euro è lo stipendio per ciascun dipendente della testata. Comunicambiente, dal 2004, assicura alla radio una quantità di soldi pubblici che, per dimensione, viene superata solo da Radio Radicale. Con una differenza: Ecoradio è una radio con meno di 15 dipendenti che trasmette solo in tre città.

Ora Lamonica – che nel frattempo si è anche autoassegnato un praticantato giornalistico e ha acquistato nel 2007 un appartamento in via XX Settembre a Roma, per un valore complessivo di 1,3 milioni di euro – annuncia che le casse languono e dichiara di essere uscito dal contributo pubblico già dallo scorso marzo per lanciare una nuova radio privata a partire dal prossimo anno. Lamonica deve ancora ricevere la tranche del 2012 che andrà in liquidazione a fine anno – si potrebbe attestare oltre gli 800mila euro – riferiscono le organizzazioni sindacali. La somma arriva così a superare i 21milioni di euro. Ma la beffa è sempre dietro l’angolo. Il fondatore del network ambientalista, contattato da ilfattoquotidiano.it sulla vicenda non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.

Radio beffa
Per Butturini di Stampa romana e Dino Oggiano di Slc-CGIL “Ecomedia spa, nel 2014, riceverà anche il finanziamento per il 2013, cioè mentre la radio diffonderà musica registrata, con i lavoratori per strada”. Tutti a casa senza aprire uno stato di crisi e senza la garanzia di ammortizzatori sociali. A fronte della richiesta dei sindacati di proseguire il confronto alla ricerca di una soluzione meno traumatica per i lavoratori, magari ricorrendo a un contratto di solidarietà, Ecomedia si è trincerata dietro un incomprensibile rifiuto, che in passato gli è costato una condanna per comportamento antisindacale.