Enel cambia canale. Non come noi, comuni mortali, che intendiamo questa operazione come un banale uso del telecomando per evitare un programma molesto, in cerca di qualcosa di meglio. No: se Enel cambia canale vuol dire, piuttosto, che prende qualche milione di euro e da un medium (di comunicazione) lo sposta su un altro medium.

guerrieri-la7È così, ad esempio, che la più fallimentare campagna social degli ultimi anni, un vero case history che entrerà nei manuali di comunicazione alla voce “DO NOT!”, transita bellamente da Twitter (e da una piattaforma che è stata blindata, pur di difenderla dallo sdegno di migliaia di persone) alla televisione. #Guerrieri, il clamoroso crashtag confezionato da Saatchi per Enel, dopo essere stato strumento di ludibrio virale – dopo aver scoperchiato un mondo di utenti e cittadini poco inclini a prestare il fianco (e i neuroni) ai registri comunicativi furbetti del colosso dell’elettricità – diventa un format, e lo vedremo su La7.

Svilupperà l’idea originaria di quella campagna: metterà in scena gente comune, cittadini qualsiasi, padri, madri, lavoratori, disoccupati, giovani che si interrogano sul loro futuro…storie di persone che raccontano i loro grandi e piccoli atti di resistenza alle mortificazioni del quotidiano, alle difficoltà della crisi e di un Paese divenuto difficile da vivere e sopportare. Vanno in scena gli italiani “buoni”, insomma: quelli che, pur incolpevoli, non si arrendono e non mollano. Quelli che ci mettono energia, sempre e comunque, nell’andare avanti. Enel, munifica, paga il conto della ribalta e si gode la luce riflessa di cotanta immersione nel ‘reale’; e a presentare ci pensa Saturnino, lo storico bassista di Lorenzo Cherubini Jovanotti.

Proprio a lui, a Saturnino, un uomo intelligente e coraggioso come Giovanni Soldini rivolge, da amico, una domanda: è possibile far vedere in quella trasmissione anche i guerrieri che abitano le città e le regioni inquinate dalle centrali a carbone di Enel? Si possono far vedere, ad esempio, quei cittadini di La Spezia che da anni si battono contro una centrale inquinante e inefficiente, per lo più ignorati dai media e dalle istituzioni? La domanda viene rivolta attraverso la piattaforma Change.Org; e, dunque, tutti possiamo farla nostra, tutti possiamo mettere alla prova – ancora una volta – una strategia di comunicazione che viene da una multinazionale da oltre 80 miliardi di euro di fatturato l’anno. Quella strategia può essere contaminata, sovvertita, dirottata. E non per un gusto vuoto o infantile del sabotaggio. Tutt’altro.

Enel, un’azienda votata legittimamente al profitto come tante altre, ha tentato un’operazione interessante: ha voluto farsi promotrice – con la campagna #Guerrieri – di un grande (così sperava) racconto popolare. Ha inteso mettersi dalla parte dei deboli e dei dolenti, nobilitarne le storie, promuoverne le difficoltà a specchio mediatico collettivo. Ha tentato di allearsi con chi sta fuori dalle stanze dei bottoni. Perché anche costoro – o soprattutto costoro, visti i tempi che corrono – sono consumatori, potenziali clienti. Solo che questa alleanza è stata respinta, almeno sui social media che consentono e favoriscono scambi di comunicazione multi-direzionali. Da qui l’esigenza di portare questa stessa campagna in televisione, un media poco o per nulla interattivo. Ecco: ora dovremmo vedercela e stop, da bravi spettatori. Al più si potrà cambiare canale. La messa in onda non dovrebbe venire perturbata da comunicazioni ostinate e contrarie.

Ma perché così tante persone hanno voluto respingere l’abbraccio di Enel, specie su Twitter? Ebbene, Greenpeace ha le sue convinzioni in merito e non a caso porta avanti, da tempo, una campagna contro gli indirizzi industriali dell’azienda, chiedendo che abbandoni velocemente la fonte energetica più inquinante e dannosa per il clima: il carbone.

Enel è il primo utilizzatore di carbone come fonte di produzione termoelettrica, circa il 75% di quanto se ne brucia nelle centrali italiane. Vuol dire che Enel emette circa 27 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno, con quegli impianti: quasi 12 volte le emissioni annuali di una città come Milano. Il parco generazione di Enel alimentato con fonti fossili, nel suo complesso, emette una quantità di CO2 pari alla somma delle emissioni attribuite al comparto dell’acciaio e del cemento, circa il 55 per cento in più di quanto attribuito ai grandi gruppi di raffinazione. Oltre una tonnellata di gas serra al secondo: un primato negativo ineguagliato e ineguagliabile in Italia.

Ma c’è di più. Una ricerca condotta nel 2011 dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) ha portato alla luce dati inquietanti sul livello di inquinamento atmosferico prodotto dalle industrie nel nostro continente. In Italia il primo posto in classifica, secondo quella indagine, spetta alla centrale a carbone Enel di Brindisi, il cui inquinamento provocherebbe danni economici fino a 700 milioni di euro l’anno, determinando un impatto sanitario pari a 119 casi di morte prematura.

Non c’è solo Brindisi, tuttavia. Enel possiede 8 delle 13 centrali a carbone operanti in Italia. E intende costruirne altre due. Uno studio commissionato da Greenpeace a un istituto di ricerca indipendente olandese applica alle emissioni delle centrali a carbone dell’azienda la stessa metodologia usata dall’AEA; e stima che la produzione a carbone di Enel, in Italia, è causa di una morte prematura al giorno e provoca danni ambientali, sanitari ed economici per circa 1,8 miliardi di euro l’anno. A livello europeo, gli impatti del carbone di Enel sono ancora maggiori: circa 1.100 casi di morte prematura l’anno e 4,3 miliardi di euro di danni. Soldi che Enel non paga, non rifonde.

Ecco: se non bastassero le bollette salate che recapita nelle case di molti tra noi, qui ci sono dei motivi in più per chiedere a Enel di cambiare. E per chiedere a Saturnino, insieme a Giovanni Soldini, di mostrare dei #Guerrieri non scontati. Ad esempio quelli che, da La Spezia a Brindisi, da Marghera a Civitavecchia, vogliono mettere fine all’età del carbone, respirare un’aria migliore, farla respirare ai loro figli.

Saturnino, che ne dici?

di Andrea Boraschi – Responsabile campagna Energia e Clima, Greenpeace Italia