Annamaria Cancellieri resta in mezzo al guado tra il Movimento 5 Stelle e l’insofferenza del Partito Democratico. Dopo che la Camera ha respinto la mozione di sfiducia presentata nei confronti del ministro della Giustizia, il M5S ci riprova e in occasione della conferenza dei capigruppo del Senato chiederà la calendarizzazione della sfiducia anche a Palazzo Madama.

Il movimento non è l’unica forza politica a scagliarsi contro il Guardasigilli. Matteo Renzi, candidato alla segreteria del Pd, non ha mandato giù la decisione del partito di sostenere il ministro e dopo la blindatura da parte del premier Letta torna all’attacco. “Il nuovo Pd” – quello che, nelle sue speranze, sarà guidato lui – “non difenderà più casi di questo genere”. E su una sua presunta vittoria scontata alle primarie, ha aggiunto: “Tanti dicono che il risultato è già scritto. Ma non è scritto. Dipenderà dai cittadini che voteranno alle primarie per il segretario del Pd; se voteranno il cambiamento, si cambierà davvero, se no si perderà solo tempo”. Alle posizioni del sindaco di Firenze c’è chi guarda con favore anche all’interno del governo. “Matteo Renzi ha interpretato un malessere diffuso, l’imbarazzo di molti, tuttavia il caso Cancellieri è chiuso”, ha detto Graziano Delrio, ministro per gli Affari Regionali. “Bisogna respingere l’attacco politico al governo. Perciò il Pd non ha voluto forzare”. 

Dopo avere votato contro la mozione di sfiducia, in casa Pd è l’ora del “mea culpa”. Anche Pippo Civati era tra coloro che intendevano fare cadere il ministro, ma hanno dovuto desistere dopo l’aut aut di Letta – “La sfiducia alla Cancellieri è una sfiducia al governo”. “Siamo arrivati non a una tregua ma a un momento di tensione tra di noi – ha ammesso Civati – il Pd è finito in un testa coda che gli elettori non hanno capito. Se la Cancellieri avesse fatto un passo indietro al governo non sarebbe successo nulla. La sfiducia è una mozione individuale e il partito dovrebbe avere una sua autonomia”.