Iran amico di tutti, o quasi. Parola della Guida suprema della nazione, Ali Khamenei, che prosegue sulla via del dialogo con la comunità internazionale, inaugurata dal presidente Hassan Rohani, e tende la mano agli Stati Uniti, nemico storico. Nessuno sconto, invece, per Israele, altro grande avversario di Teheran, definito “cane rabbioso”. Il gesto distensivo di Khamenei arriva in una giornata tutt’altro che casuale: a Ginevra, infatti, si apre un nuovo round di colloqui tra l’Iran e i Paesi del “5+1” per raggiungere un accordo sul programma nucleare di Teheran. Ma se, da un lato, l’ayatollah apre nei confronti della comunità internazionale, dall’altro lancia un avvertimento: l’Iran non cederà nemmeno “una virgola” dei propri diritti nucleari, che devono essere riconosciuti.

La guida suprema ha parlato a Teheran in occasione di un raduno di miliziani Basij, la forza paramilitare composta da volontari e nata per difendere la Repubblica islamica. “Vogliamo servire tutta l’umanità, tutti gli esseri umani. Vogliamo essere buoni con tutti”, ha detto Khamenei. E poi: “Vogliamo avere relazioni amichevoli con tutte le nazioni, anche con la nazione americana, sebbene il governo Usa sia un governo ostile” all’Iran. “Ma noi non siamo ostili alla nazione americana, che è come altre nazioni nel mondo”, ha aggiunto.

L’ayatollah ha negato che Teheran sia una minaccia per il mondo e ha sostenuto che questa accusa viene mossa “dai nemici della nazione” iraniana, “specialmente dal cane rabbioso della regione”, il “regime sionista“, cioè Israele, che parla “dalla sua bocca malevola e sporca“. E ancora: “Il regime israeliano poggia su pilastri molto deboli” ed “è destinato a fallire, destinato a sparire” in quanto è “un regime imposto con la forza e nessuno fenomeno storico emerso con la forza può durare”. Secondo la radio militare israeliana, il premier Benjamin Netanyahu oggi avvertirà il presidente russo Vladimir Putin che l’accordo in discussione a Ginevra lascia troppo margine di manovra all’Iran, che potrebbe arrivare alla bomba atomica nel giro di un mese.

Dopo un nulla di fatto nella riunione di inizio ottobre, infatti, riprendono in Svizzera i colloqui sul programma nucleare di Teheran tra la Repubblica islamica e i Paesi del gruppo “5+1” (Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Gran Bretagna, ovvero i paesi che hanno diritto di veto all’Onu, più la Germania). Lo stesso ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif aveva detto che il suo Paese è “pronto a trovare una soluzione” alla questione del nucleare, ammettendo comunque che i colloqui di Ginevra costituiscono un “processo molto difficile” e che “serve cautela”. Nell’ultimo rapporto sull’Iran dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica dell’Onu (Aiea), si legge che Teheran ha rallentato l’espansione del suo programma di arricchimento dell’uranio. Ma le potenze occidentali vogliono di più dall’Iran, ovvero che interrompa o limiti la produzione di uranio arricchito al 20 per cento, converta le sue scorte di circa 200 chili di uranio arricchito 20 per cento di uranio in ossido, spedisca alcune scorte di uranio fuori dal Paese, permetta più ispezioni all’Aiea e impedisca che il reattore di ricerca di Arak diventi operativo.