L’Unione Europea ha bocciato la legge di stabilità del Governo Letta: debito troppo alto, tradito il Patto di stabilità. I rimproveri della troika europea stroncano la manovra e ritirano i fondi “bonus” promessi per dare respiro agli investimenti, chiedono intanto più tagli per la riduzione del debito e un riallineamento complessivo delle politiche del governo ai dettami di rigore e austerità. La risposta del governo non si è fatta attendere: Palazzo Chigi ha sottolineato come con le privatizzazioni contenute nella legge di stabilità e con la spending review si daranno maggiori garanzie di rispetto dei vincoli Ue.

La sfiducia più grave alle politiche del governo è arrivata però nei giorni scorsi dalle piazze degli studenti, senza ricevere nessuna risposta o giustificazione da parte della politica. In oltre 100.000 gli studenti hanno invaso le strade di tutto il Paese, provando a raggiungere regioni, province e tutti i luoghi nevralgici delle città per protestare contro la legge di stabilità e le politiche di austerità del governo Letta. Da Torino e Pisa, fino a Roma, Napoli e Bari una generazione stanca di subire la gestione ingiusta di questa crisi è scesa in campo per dare l’ultimatum a chi vuole continuare a tutelare grandi capitali e speculatori, svendendo i diritti e la dignità delle persone. Il governo si è dimostrato per l’ennesima volta sordo alle istanze della popolazione e succube dei ricatti della troika europea: sceglie l’austerità contro chi rivendica giustizia sociale dalle piazze e dai luoghi della formazione distrutti dai tagli di questi anni.

L’austerità uccide la democrazia! I vincoli dell’Unione Europea vogliono rendere cronica l’emergenza economica per speculare sui diritti e la vita di tutte e tutti, rafforzando un modello economico insostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale. Dal basso perciò gli studenti delle mense e degli studentati liberati, le scuole in mobilitazione hanno denunciato l’autoritarismo di un governo che è più interessato a compiacere gli interessi dei poteri forti piuttosto che quelli di una generazione espulsa dai percorsi di formazione e costretta a fuggire dal Paese. Abbiamo rivendicato il rifinanziamento totale del diritto allo studio, la messa in sicurezza delle scuole, pretendiamo welfare, reddito e casa per tutti.

Abbiamo continuato  a mobilitarci anche sabato quando siamo stati un fiume un piena nelle piazze di Susa, Gradisca, Napoli e Pisa, città attraversate da battaglie emblematiche contro l’inquinamento ambientale, la gestione autoritaria dei territori e per la chiusura immediata di quelle carceri disumane che sono i CIE. Da questa settimana ripartiremo invece nelle scuole in protesta, con autogestioni ed occupazioni, finché non ci saranno risposte da parte del governo.