Affrontare con ironia un tema delicato e importante come lo spreco alimentare nel mondo. E’ l’idea della campagna di sensibilizzazione Food We Want, portata avanti a colpi di spot, per incoraggiare l’adozione di soluzioni concrete e sostenibili per sconfiggere la fame, combattere la povertà e contrastare i cambiamenti climatici.

I dati diffusi da Waste Watcher e Fao sono allarmanti: ognuno di noi spreca quasi due quintali di cibo all’anno e allo stesso tempo, ogni giorno, circa un miliardo di persone non riesce a nutrirsi in maniera adeguata. “Che futuro ci aspetta?”, questa la domanda che dobbiamo porci di fronte al complesso fenomeno dello spreco alimentare, diventato ormai uno dei principali paradossi globali. Una concreta soluzione viene rinviata da anni e anche per questo la prima mossa spetta a consumatori e cittadini. Ecco allora che nel video della campagna Food We Want, il secondo di una serie di tre spot, un bimbo sorridente seduto su un prato a giocare – simbolo dell’avvenire del mondo – viene schiacciato da una busta di rifiuti. Di nostri rifiuti, fatti di cibo che buttiamo ogni giorno, per distrazione o pigrizia. Questo è il futuro che ci aspetta se continueremo a non prestare attenzione a cosa gettiamo e alle risorse che sprechiamo.

Oltre al danno economico, infatti, buttare cibo danneggia l’ambiente: ciò che ogni anno viene prodotto ma non consumato, sperpera tanta acqua quanto quella che scorre annualmente in un fiume come il Volga, utilizza quasi un terzo della superficie agricola mondiale e produce 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra. Il dato più controverso ma anche quello su cui può esserci un margine d’azione più ampio ed efficace, è che lo spreco maggiore avviene tra le mura domestiche, in Italia così come in tutto l’Occidente: ognuno di noi getta mezzo chilo di cibo al giorno, 15 kg al mese, quasi due quintali all’anno. Tutti insieme, in Europa, sprechiamo 89 milioni di tonnellate di cibo all’anno, producendo 170 milioni di tonnellate di gas serra. Cosa fare, allora? Food We Want, campagna finanziata dall’Unione Europea e attiva in otto Paesi (Italia, Polonia, Portogallo, Spagna, Gran Bretagna, Kenya, Mozambico, Tanzania), promuove gesti semplici ma decisivi: ridurre le porzioni, utilizzare gli avanzi per preparare piatti gustosi, conservare frutta e verdura in modo adeguato nel frigorifero, tenere d’occhio le date di scadenza, congelare gli avanzi e consumarli quando non si ha il tempo di cucinare. Piccoli accorgimenti che, però, possono fare la differenza.  

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