Un fiume in piena. Una marea umana ha invaso le strade di Napoli per chiedere bonifiche partecipate, la punizione dei responsabili del disastro ambientale, valorizzazione dei prodotti di qualità. Ad aprire il corteo un manifesto con l’enorme scritta ‘Stop Biocidio‘ e dietro le foto dei commissari di governo per l’emergenza rifiuti che si sono alternati, in questi anni, fallendo nell’obiettivo. E’ il primo livello di responsabilità quello riferito alla gestione dei rifiuti urbani poi c’è l’altro fronte: l’interramento di rifiuti pericolosi, la mattanza ambientale. In 20 anni, dieci milioni di tonnellate di pattume e veleni hanno viaggiato in direzione Campania. Sfilano le mamme con le foto dei loro bambini, morti di tumore. I movimenti chiedono che si puniscano i responsabili del disastro e che vengano confiscati i loro beni usandoli per il ripristino ambientale. Ma c’è chi ricorda quando a denunciare si era in pochi ancor prima delle parole di criminali poi pentiti. Raffaele Del Giudice, per anni attivista e direttore di Legambiente, oggi predidente di Asia, municipalizzata del comune di Napoli, si commuove: “Venti anno ho aspettato questo giorno. Adesso c’è la gente, un grandissimo esercizio di civiltà. Nel 1991 manifestavamo in 13, le istituzioni ci chiamavano i nemici del territorio. Noi siamo partiti dalla terra dei visi volti, quelli che giravano la faccia dall’altra parte”. Un altro che denunciava quando intorno era silenzio, rotto solo dagli spari, è Renato Natale, già sindaco di Casal di Principe. “Nel 1988 fui il primo firmatario della denuncia che il partito comunista di Casale presentò alle autorità. Chiedevamo controlli dopo la scoperta di uno smaltimento di rifiuti pericolosi in una cava abusiva. Non rispose nessuno”  di Andrea Postiglione e Nello Trocchia