Festival di Roma, vince Tir di Alberto Fasulo. Dopo il Leone d’Oro a Sacro GRA a Venezia, il cinema tricolore continua a fare strada, e bissa con il Marc’Aurelio d’Oro al road-movie del regista friulano: “Mi ha cambiato la vita, un atto di coraggio durato 5 anni, mi sono preso i miei rischi”. Con intenzioni documentaristiche, Fasulo ha chiesto a un attore, lo sloveno Branko Zavrsan, di prendere la patente e portare sul grande schermo le gioie (una sola: lo stipendio tre volte più alto di quello di insegnante a Rijeka) e i dolori dei camionisti, macinando 30mila chilometri in giro per l’Europa.

Seppur con le ruote un po’ sgonfie (su tutte, perché un attore e non un vero autista alla guida, qual è il surplus di senso?), Tir era il migliore degli italiani in Concorso – gli altri due, Take Five e I corpi estranei sono rimasti a bocca asciutta – ma risulta difficile capire come il regista americano James Gray, presidente di giuria, abbia potuto preferirlo a due film, Dallas Buyers Club e Her, che letteralmente viaggiavano su un altro pianeta.

Forse hanno pagato la non anteprima mondiale al festival capitolino? Però, il vincitore morale dell’ottava edizione parrebbe proprio Dallas Buyers Club: l’AIDS-movie di Jean-Marc Vallée vince il premio del pubblico, dell’Agiscuola e dell’AIC per la fotografia, mentre dalle mani di Gray e giurati gli arriva “solo” il premio miglior attore allo strepitoso Matthew McConaughey. Analogamente, la futuristica rom-com di Spike Jonze, Her, vale a Scarlett Johansson quello per la migliore attrice : scelta interessante, Scarlett è solo voce nel film, che potremmo ritrovare anche agli Oscar, se l’Academy rivedesse le regole. Il giapponese Kiyoshi Kurosawa incassa la miglior regia e il miglior contributo tecnico con il thriller sui generis Seventh Code, il premio speciale della giuria va al romeno Quod erat demostrandum, quello per la sceneggiatura al turco I Am Not Him, mentre il cast dell’iraniano Gass vince per attori/attrici emergenti. Sempre dal Concorso arriva la migliore opera prima/seconda decretata dalla giuria di Roberto Faenza: Out of the Furnace di Scott Cooper, per cui era stata millantata la presenza degli interpreti Christian Bale e Casey Affleck.

Non s’è visto nessuno: una delle pecche dell’edizione, la mancanza di queste e tante altre star, culminata nella premiazione senza McConaughey, la Johansson e pure Kiyoshi. Una sola giornata clou, quella di Hunger Games, Roma 2013 registra comunque un +20 per cento di biglietti staccati e il 70 per cento di occupazione media delle sale. Se il regista culto Larry Clark, presidente di giuria a CinemaXXI, opta per Nepal Forever di Aliona Polunina e a Prospettive Doc Italia la spunta Dal profondo di Valentina Pedicini e ad Alice nella Città il finlandese The Disciple, ancora da assegnare è l’identità della manifestazione: il direttore Marco Muller parla di “Festaval”, ma la crasi tra festival e l’antica festa è tutt’altro che compiuta.

Per il 2014, se ci sarà ancora (oltre a Locarno, le sirene di San Sebastian), Muller pensa a un inizio a metà novembre, dopo l’American Film Market: Torino ringrazia, la coincidenza tra i due festival sarebbe perfetta. Sul Tevere, viceversa, il matrimonio con il Fiction Fest pare cosa certa: altra confusione?

Il Fatto Quotidiano, 17 Novembre 2013