Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri un provvedimento del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che, tra le altre misure, prevede che le tariffe relative ai consumi di acqua potabile vengano commisurate al reddito delle famiglie; piacerebbe sapere se lo ha fatto all’unanimità o se qualcuno si è dissociato; ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Il ministro Orlando, forse ancora molto legato alle radici del Partito Comunista Italiano in cui iniziò la sua militanza politica, ha passato qualsiasi limite logico nell’invenzione di possibili balzelli atti a prelevare reddito dai tapini le cui entrate possono essere accertate dal fisco.

Non si tasserà un bene marginale al quale il cittadino potrebbe rinunciare per spendere le proprie risorse in altre cose a cui dà maggiore priorità. L’acqua è un bene vitale, irrinunciabile, al pari dell’aria che si respira, del cibo necessario a sostentarsi e di qualche vestito con cui coprirsi; una volta stabilito il principio che possa essere venduta a prezzi basati sul reddito (sempre quello accertato) si sarà per sempre annientata ogni barriera alla modulazione delle imposte indirette che già oggi sono un appetibile premio dato agli evasori fiscali. Infatti, se si può prezzare l’acqua in base al reddito, perché non farlo poi con i biglietti del tram (tantomeno necessari dell’acqua) o con il pane, le mele, la lattuga o con il bollo e l’assicurazione dell’auto o con l’utilizzo dei bagni pubblici? La mente del ministro Orlando forse non si è ancora attivata in proposito ma potrebbe essere che, una volta incassata la supina inerzia di cittadini ed elettori, provi ad allungare le mani anche su quei generi. Finiremo per dover esibire il modello 730 per acquistare il biglietto del cinema o per bere un cappuccino?

Peraltro, dove l’acqua viene pagata dall’Amministratore del condominio, a fronte di un unico contatore, mi pare di intravedere anche qualche difficoltà di calcolo; immaginate un amministratore che deve suddividere la bolletta su 50 appartamenti, in base al reddito di ciascun condomino? Diventerà obbligatorio favorire il proprio 730 all’amministratore? Ma non c’è da sperare che un ministro abbia l’occhio lungo per valutare questo tipo di problemi; penserà: che se li smazzasse il cittadino.

A prescindere dal fatto che, a valle di un prelievo fiscale che da noi è uno di più alti del mondo, i cittadini dovrebbero divenire uguali di fronte ai servizi che hanno già finanziato con le imposte dirette e che invece così non è, l’aggiunta di altri balzelli progressivi alza malcelatamente un’imposizione fiscale che ha già ampiamente superato, per chi paga tutto il dovuto, i limiti della ragionevolezza. Ma non facciamoci abbindolare da un finto afflato di equità; i balzelli, così come le imposte dirette, finiscono per la maggior parte a finanziare gli sperperi, le regalie e le incapacità gestionali di questa classe di politici ai quali quando si parla di ridurre gli sprechi, razionalizzare le spese, eliminare i privilegi reali, a chiunque siano stati concessi, spunta l’orticaria; il prelievo demagogico e maleodorante sulle tariffe dell’acqua finirà anch’esso a coprire qualche rivolo di clientelismo o di malagestione.

A sorridere saranno ancora gli evasori fiscali che potranno continuare a dissetarsi alle stesse tariffe magari anche ridotte, cumulando quest’altro benevolo regalo a tasse scolastiche più basse, esenzione dai ticket sanitari via dicendo; a piangere sarà, come sempre più frequentemente, il ceto medio che è ormai da un po’ nel mirino di Pd, Pdl e Scelta Civica; varrà la pena di organizzarsi per azzerare possibilmente la presenza di questi tre partiti con le prossime elezioni, data la pessima prova che hanno dato con il non saper pensare e attuare una visione della società al passo con i tempi, liberata finalmente da clientele, assunzioni elettorali, sperperi, cattiva amministrazione, bastoni tra le ruote al merito, falsa benevolenza e incapacità  (o rifiuto) di distinguere tra privilegi e benefici sudati. Peccato che anche i partiti attualmente all’opposizione non si allontanino di molto da queste pratiche o dal professare idee altrettanto demagogiche e fallimentari.

La pervicacia con la quale si insiste nell’accrescere la tassazione, sia essa diretta o indiretta, allo scopo di continuare a garantire al mostro amministrativo la possibilità di perseverare negli sperperi ingerendo sempre di più nella vita dei cittadini e riducendo giorno per giorno i loro margini di libertà economica, giustificherebbe anche una rivolta fiscale che se ben organizzata e attuata coraggiosamente metterebbe finalmente in ginocchio la bestia; ben mi rendo conto che milioni di pensionati, come lo sono io, sarebbero i primi a subire le conseguenze della insolvenza dello Stato, ma forse il gioco “varrebbe la candela” se servisse a spazzare via questa classe politica che è logora nelle idee e che non ha ricambi se non di facciata e dal proprio interno; poi proveremmo a ricominciare.

Tornando sulla notizia della follia del giorno, resta da sperare che il Parlamento sommerga in un mare di no questa proposta gravissima nella sostanza immediata ma ancora di più (secondo me) nel principio che vuole affermare e cioè che attraverso una serie infinita di prelievi si possano alla fine riportare tutti i cittadini, indipendentemente dal loro contributo, dai loro meriti, dalla loro intraprendenza e creatività a uno stesso modo di vita (badiamo bene: livellando sempre verso il basso) ma, soprattutto, che il rischio nell’evadere il fisco sia sempre più bilanciato dagli infiniti benefici che lo stato gentilmente concede, finanziandoli con i redditi di chi tutto dichiara.