Altro che Ligresti, sulla testa di Carlo Cimbri e del gruppo Unipol pende una bella tegola. E’ un mattone di crediti concessi nell’immobiliare da Unipol banca. Non a caso, proprio mentre promette per il 2014 la distribuzione di dividendi ai soci in occasione della presentazione della trimestrale, l’ad della compagnia delle Coop prende tempo sull’ipotesi di ricapitalizzazione di Unipol banca. Istituto di credito che, come si legge nel bilancio 2012, ha una forte esposizione nel mattone, settore in profonda crisi. Per di più concentrata su appena diciotto società. “Con la chiusura dell’esercizio 2013 l’istituto presenterà un rinnovato piano industriale che prevede tra le altre cose l’integrazione con Banca Sai – spiega Cimbri – In quella sede valuteremo di quanto sarà necessario integrare patrimonialmente la banca. Il gruppo è pronto a fare la sua parte per sostenere questa azione incisiva e profonda di risanamento”.

Un’operazione di ristrutturazione fondamentale per il gruppo che, alle prese con la discussa integrazione di Premafin-FonSai, ha archiviato i nove mesi al 30 settembre 2013 con un utile consolidato da 363 milioni contro i 245 dello stesso periodo 2012 in cui l’apporto dell’ex galassia Ligresti c’era stato solo nel terzo trimestre. Lo testimonia il fatto che Unipol Banca nei primi nove mesi del 2013 è stata obbligata ad effettuare 245 milioni di euro di accantonamenti (cui vanno aggiunti 100 milioni già appostati dalla capogruppo Ugf nel primo semestre) per effetto di una revisione del portafoglio crediti legato “al perdurare del periodo di crisi”. Il dato segnala un forte aumento rispetto allo stesso periodo 2012 quando le rettifiche ammontarono a 59 milioni. Inoltre, sebbene i costi operativi (pari a 189 milioni di euro) abbiano registrato una flessione da 14 milioni (- 6,9%), Unipol Banca ha accusato perdita ante imposte da 198 milioni di euro, in netto peggioramento rispetto al trimestre precedente (-88 milioni) e rispetto al 2012 quando l’istituto era in utile per 14 milioni

Non solo: mentre la raccolta diretta è rimasta stabile, sono scesi gli impieghi verso la clientela (-3,9% a 9,7 miliardi) e sono saliti (+2,8%) i crediti verso le banche che ammontano a 446 milioni. Tuttavia l’aspetto più preoccupante è il progressivo deterioramento del portafoglio crediti. “A livello consolidato al 30 settembre 2013 i crediti deteriorati netti, ovvero quelli che non saranno rimborsati o lo saranno solo in parte al termine di una lunga trafila giudiziaria, si sono attestati a 2,342 miliardi di euro (contro i 2,040 miliardi di euro del 31/12/2012)”. A quella data si trattava del 23% del totale (contro il 12-14% della media nazionale). Il che, detto in altri termini, significava che ogni 100 milioni prestati della banca ben 23 rischiano di sfumare.

Cifre che hanno spinto Bankitalia a chiedere puntuali accantonamenti (si stima 400 milioni) e il sindacato (da Dircredito a Fabi, Fiba/Cisl, Fisac/Cgil, Ugl e Uilca) ad inquetarsi per il futuro della banca: dal 2005 ad oggi “la situazione patrimoniale e gestionale di Unipol Banca si é fatta sempre più critica – ha recentemente sottolineato la Fisac Cgil di Unipol Banca – fino alla condizione attuale che mette anche a rischio l’occupazione dei lavoratori”, circa 400 solo a Bologna su un organico complessivo di 2300 dipendenti a livello nazionale. Sullo sfondo, infatti, si prospetta, oltre alla ricapitalizzazione, anche un doloroso piano di tagli per i dipendenti. Tanto più complesso in vista dell’integrazione di Banca Sai, anch’essa, nel trimestre, impegnata a “profondere i suoi maggiori sforzi sulla gestione delle posizioni problematiche, ponendo in essere alcune azioni volte ad anticipare i fenomeni di deterioramento del rischio di credito”.

E ha un bel dire Cimbri che “qualora Unipol banca dovesse procedere a un aumento di capitale, sarà il gruppo Ugf a sottoscriverlo integralmente, senza coinvolgere UnipolSai”. Tuttavia il 32,26% di Unipol Banca fa capo direttamente a Unipol Assicurazioni, che presto diventerà UnipolSai. La quota tra l’altro è al centro di un contratto di vendita e di acquisto siglato tra FonSai e Unipol Gruppo Finanziario sulla base di un prezzo pari al valore di carico attuale della partecipazione, cioè 299,4 milioni di euro, cifra su cui non è stato ritenuto opportuno fare una perizia aggiornata.