La mia vita da medico si è svolta a fasi. Nella prima fase sono stata radioterapista, poi – fulminata su una via differente – ho intrapreso la seconda specializzazione in Chirurgia Generale e sono diventata senologa. C’è una terza e attuale fase ma ora non interessa. La radioterapia intraoperatoria sta nel passaggio tra la prima e la seconda fase e il fatto che una rivista come The Lancet Oncology riporti i dati del primo studio al mondo su questo genere di cura nel tumore al seno mi fa venire la voglia di raccontare.

La radioterapia usa radiazioni ionizzanti per curare le persone con tumore: non esiste un solo tipo di radiazione e la tecnologia moderna permette di scegliere la più adatta in ogni caso. Qualche volta la radioterapia può essere effettuata durante un intervento chirurgico: il senso è dare la dose corretta lì dove serve evitando le strutture anatomiche che potrebbero soffrirne. Con una ferita chirurgica aperta è più facile distinguere e proteggere organi e tessuti sani da quelli che vanno irradiati.

L’uso della radioterapia introperatoria nel tumore al seno con una dose unica che sostituisca l’intero corso di radioterapia esterna (circa 30 sedute quotidiane, 6 settimane) è idea di Ieo: nel 1999 è iniziato il primo studio con lo scopo di individuare la dose più corretta che sostituisse in un’unica seduta il trattamento standard. Era il primo momento dell’esperienza scientifica che The Lancet Oncology ha pubblicato ora sul proprio sito: nei mesi e negli anni si è arrivati al paragone diretto tra la radioterapia intraoperatoria e la radioterapia esterna convenzionale.

La radioterapia intraoperatoria usa campi di irradiazione più piccoli e mirati rispetto alla radioterapia convenzionale, così si può usare una dose alta con minore effetti collaterali, ma proprio i campi più piccoli richiedono una tecnica e una scelta di base accuratissime perché potrebbero esporre a un rischio maggiore di recidiva del tumore nel seno. E’ proprio ciò che lo studio spiega: la radioterapia intraoperatoria in dose unica è equivalente alla radioterapia esterna in termini di efficacia oncologica (sopravvivenza nei due gruppi trattati), ma può comportare un piccolo rischio in più di recidiva della malattia nel seno. E’ eccellente nel risparmiare i tessuti sani dai danni da radiazione. Lo studio dimostra che…i protocolli assoluti non esistono! Infatti nello studio sulla radioterapia intraoperatoria i tumori molto piccoli con fattori di prognosi a basso rischio non hanno mostrato questa possibile (e comunque piccola) tendenza alla recidiva. Esiste la possibilità di valutare ogni situazione con i suoi fattori di rischio, per scegliere ogni volta l’approccio terapeutico migliore.