Papa Francesco è sotto tiro. Troppo insistenti i suoi interventi contro il sistema delle tangenti, della corruzione, del “pane sporco”. Perché di sistema si tratta, non di singoli peccatori. Le parole pacate e perciò più pesanti del procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, sono un segnale allarmante. Il sistema del malaffare è “innervosito” e non tollera una strategia papale di pulizia a 360 gradi. Non c’è bisogno di pensare a mezzogiorni di fuoco.

C’è da rendersi conto invece che si apre una fase di scontro sotterraneo. La svolta di Francesco tocca interessi corposi, disturba intrecci di malaffare tra mafie e settori clericali, infastidisce profittatori piccoli e grossi, suscita robuste resistenze passive. C’è un verminaio su cui fare luce. Le operazioni opache dell’Apsa, le centinaia di posizioni chiuse allo Ior di cui nulla si sa, suore con 150. 000 dollari in mazzette da cento, vescovi (come l’ex di Urbino, mons. Marinelli) che guadagnano ufficialmente meno di 1.500 euro al mese e fanno bonifici a parenti per oltre un milione.

E questo in un paese dove in tribunale è stato certificato che Berlusconi ha negoziato con la mafia, mentre il suo mediatore Dell’Utri appare regolarmente sui media come opinion maker e il ministro della Giustizia Cancellieri considera “non giusto, non giusto, non giusto” mettere in prigione chi, come i Ligresti, ha frodato e sottratto a risparmiatori e fisco centinaia di milioni. Per tacere dei milioni rapinati alla collettività per “attività politiche” rivelatesi ingordamente private. Malavita e mala-abitudine di far finta di niente, magari invocando a sproposito il garantismo, trascendono ogni frontiera confessionale. Anzi, le sporche alleanze si basano sul ripudio di ogni credo.

Nel verminaio Francesco è destinato – se insiste – a diventare una figura sempre più scomoda. Da frenare e neutralizzare. I suoi appelli toccano la coscienza di tutti. Sarebbe importante una diretta assunzione di responsabilità da parte del mondo cattolico nelle sue articolazioni, perché si sappia chi è dalla parte di Francesco e con quali mezzi si vuole combattere la sua battaglia.

Il Fatto Quotidiano, 14 novembre 2013