“E anche questo Natale ce lo siamo levati dalle palle”. Usciva di scena con questa battuta profetica Riccardo Garrone, il capofamiglia dei Covelli, tra i protagonisti della celebre commedia Vacanze di Natale, il capostipite più o meno involontario dei milionari “cinepanettoni” oggi defunti. E sarà proprio il film del 1983 ad aprire la XXI edizione dell’Ozu Film Festival, dal 15 al 24 novembre tra le sale di Scandiano e Castellarano (Reggio Emilia) e Sassuolo e Fiorano (Modena), in compagnia dello sceneggiatore Enrico Vanzina e del protagonista Jerry Calà. Con loro, per ricordare il trentennale dell’uscita in sala del film, ci sarà Alan O’Leary, autore del libro Fenomenologia del ‘Cinepanettone’ (Rubbettino), saggio teorico che da diversi mesi sta facendo discutere per l’analisi inattesa di un fenomeno cinematografico di costume che ha diviso ideologicamente l’Italia nell’evo berlusconiano.

“Ho ascoltato O’Leary ad una conferenza lo scorso febbraio all’università di Bologna durante una lezione per dottorandi”, spiega il giovane Enrico Vannucci, direttore artistico dell’Ozu Film Fest, al fattoquotidiano.it, “mi ha colpito, tra le altre cose, il passaggio in cui ragionava sul corpo carnevalesco di Massimo Boldi. Allora ho pensato di invitarlo e di mostrare il film trent’anni dopo. Un modo per andare oltre lo scontro tra snob progressisti e destra italiana che ha provocato il cinepanettone negli anni, senza però cadere in un’attività di rivalutazione soggettiva modello Marco Giusti alla Stracult. Voglio far incontrare l’evento popolare con la cultura alta”.

Un tentativo storicamente e politicamente unico per un festival che ha come nume tutelare Yasujirō Ozu – uno tra i più grandi maestri del cinema giapponese e mondiale – oltre alla particolarità di presentare per una settimana decine e decine di cortometraggi provenienti da tutto il mondo – tra cui alcuni corti dell’appena scomparso Carlo Lizzani: “Pur mutando formula nel tempo e diventando un prodotto seriale, gli incassi del cinepanettone hanno rappresentato le maggiori entrate economiche che hanno poi permesso all’industria cinematografica italiana di sopravvivere. Certo, da quando è sceso in campo Berlusconi negli anni novanta si è affiancata l’estremizzazione della lettura del filone identificandolo con la cultura berlusconiana”.

“Dire però che è sempre sua la colpa di tutto mi pare esagerato”, continua Vannucci, “la realtà è più complessa della dicotomia bianco/nero, buono/cattivo. Esistono infinite tonalità di grigio e sempre che esistano ancora le ideologie chi vota Rifondazione può ridere con i cinepanettoni o apprezzare i documentari della Riefenstahl e a chi vota a destra piacere uno dei tanti film di Nanni Moretti. Voglio dire, se apprezzi il cinema di Elio Petri puoi avere votato sia a destra che a sinistra, no? Ecco allora mi sembra sbagliato portare la politica in ogni aspetto della cultura”, continua Vannucci, “la cultura va apprezzata per quello che è”.

Così per introdurre la “terza via” della visione, all’Ozu Film Festival il 15 novembre prima ancora di fare salire sul palco Vanzina, Calà e O’Leary, si manterrà la tradizione di un bel cortometraggio in apertura in bianco e nero: “Sette minuti di montaggio con spezzoni tra fine ‘800 e inizio ‘900 diretti da Alice Guy. Questa è la nostra idea di festival: il cinema ha mille sfaccettature, esistono diverse opere d’arte che possono piacere e noi le facciamo scoprire al pubblico”

Per ogni informazione sui film in Concorso e sulle serate dell’Ozu Film festival 2013: http://www.ozufilmfestival.com/