A fronte degli ultimi sviluppi della situazione egiziana, mi va di spendere due parole sull’argomento, oggi, conoscendone piuttosto bene la realtà: per lavoro e per diletto sono spesso in Mar Rosso, collaboro con strutture professionali radicate da più di 15 anni sul territorio, e ho visto coi miei occhi e la crescente desolazione del Paese e dei suoi abitanti, frustrati e demoralizzati.

Come si sa, la scorsa estate i disordini politici egiziani hanno portato la quasi totalità dei paesi europei a sconsigliare le mete turistiche di quella zona. Non solo la capitale, dove i quartieri ad alta concentrazione politico-religiosa erano senza dubbio a rischio, ma anche, purtroppo per noi appassionati di mare e subacquea, tutta la zona del Sinai e le località turistiche del Mar Rosso. Il panorama sharmese ad agosto (lo sconsiglio della Farnesina è stato ufficializzato intorno alla metà del mese) era desolante. Poche barche in giro, porti semi-deserti, non il solito caotico traffico di taxi impazziti e sclacsonanti per le strade.

Dal punto di vista egoistico dei vacanzieri, ovviamente, tutto ciò era molto bello e molto eticamente corretto: “Finalmente si respira, ah vuoi mettere Shark Reef senza un milione di barche, guarda che bellezza, magari è la volta buona che il mare si ripopola!”. E sì, lo abbiamo pensato tutti, anche gli addetti ai lavori. Ma. Ci sono anche loro, appunto, gli addetti ai lavori. Tanti, tantissimi italiani che si sono ormai costruiti una vita e un business in quella fetta di mare sul deserto. E tanti, tantissimi di loro languono nella mancanza di affluenza, vivacchiando coi turisti stranieri. Perché, non ce lo scordiamo, Germania, Inghilterra, Belgio, Svizzera, Repubblica Ceca e Olanda lo “sconsiglio” lo hanno revocato intorno a poco dopo la metà di settembre. La Farnesina temporeggia, così come ha temporeggiato agli inizi della bagarre egiziana, coi suoi comunicati di umore altalenante da un giorno all’altro.

Adesso, con la notizia di pochi giorni fa (11/11), secondo cui il ministro del turismo egiziano ha deciso di revocare con qualche giorno di anticipo, il 12 novembre rispetto al 15 – termine ultimo previsto per l’intero paese – lo stato di emergenza nella zona del Sinai e Mar Rosso, vediamo cosa succederà. Manchiamo solo noi, in pratica. E, come si diceva, i nostri vivacchiano con i turisti degli altri paesi o i pochi avventurosi connazionali che prenotano per fatti propri voli di linea o tramite tour operator più scavezzacollo di altri.

Penso alle tante persone che conosco che si trovano in difficoltà per questo stallo politico. Penso alle innumerevoli strutture turistiche condotte da italiani, che impiegano forza lavoro locale, costrette a ridurre lo staff al minimo giusto per garantire i servizi al minimo regime. E penso anche, per forza, ai tanti ragazzi egiziani che hanno trovato nel turismo una fonte di sostentamento, dopo aver studiato al Cairo o Alessandria, trasferitisi armi e bagagli al mare, che si trovano senza occupazione e mezzi.

Aspettiamo di vedere, passato il 15 di questo mese, cosa decideranno infine gli addetti alla nostra sicurezza all’estero. Siamo ottimisti, nonostante la gestione un po’ confusa dall’inizio della vicenda. Che gli amici in Egitto tengano duro, ci siamo quasi (speriamo)! Nel caso qualcuno di voi volesse partire ma credesse di non trovare voli o operatori, rimando a una paginetta utile a chiarire le idee