Altro che Grande Famiglia. Altro che Rengoni. L’intreccio familiare del caso Ligresti-Cancellieri-La Russa non ha nulla da invidiare alla fiction che sta sbancando l’auditel su Rai1. Delle tre “esse” che decretano il successo di una storia manca il sesso, ma ci sono i soldi e anche il sangue, nel senso di legame familiare. Basta ascoltare l’intercettazione nella quale la compagna di Salvatore Ligresti parla con il fratello Antonino dell’intervento sul ministro Cancellieri per fare uscire dal carcere Giulia.

L’antefatto

Zio Antonino, il re delle cliniche, è in fredda con il fratello. “Alla radice probabilmente – spiega un amico – ci sono antiche incomprensioni con le due rispettive consorti”. Fatto: quando Salvatore teme per la figlia sofferente, la compagna Gabriella Fragni gioca la carta disperata e vincente: zio Nino, il vero amico del ministro. Non era affatto scontato che Nino si muovesse sul ministro e la cognata è trepidante al telefono quando lo richiama. 
Gabriella Fragni: Uè ciao caro. Senti, c’è qualche novità, qualcosa ? Sei riuscito…
Antonino Ligresti: si ho stabilito il contatto e aspetto risposta.
Gabriella Fragni: “Ah bene bene. Sapevo, guarda, non mi posso sbagliare (ride), ho detto: ‘Se c’è una persona è lui’ (Nino, ndr), non c’è niente da fare. Insomma, vuol dire che sangue qualcosa fa, eh? Dai. Ti mando un bacio”.
Il sangue di Nino, quello dei Ligresti da Paternò, lo stesso di Giulia, qualcosa ancora fa ed è riuscito a lavare via anche la ruggine. Anche la seconda intercettazione di Gabriella Fragni offre una bella scena del film. Si vede un ministro, Anna Maria Cancellieri, dentro la cascina dei Ligresti alle porte di Milano, che Stefania Sandrelli e i Rengoni si sognano. Il ministro parla con l’amica Gabriella. Si conoscono da decenni. Ma stavolta le posizioni sono ribaltate. Lei, che 25 anni prima – da umile funzionario della Prefettura – aiutava i Ligresti ad avere un buon rapporto con la stampa, è ora il potente ministro. Il figlio è diventato il direttore generale dell’azienda dei Ligresti e ha usato il potere che gli amici della mamma gli hanno offerto su un piatto d’argento (giustamente) contro i Ligresti. Il suo, secondo la figlia Giulia, è stato un tradimento premiato con 3,6 milioni, grazie a un contratto blindato che loro gli avevano concesso ingenuamente. Chissà se nella cascina dei Ligresti, quando Peluso era già in rotta con i suoi ex amici, si sfiora la rottura tra le due signore parlando di questi argomenti.
Di certo Anna Maria Cancellieri scompare e richiama Gabriella al momento degli arresti con la coda fra le gambe (“Sono mesi che ti volevo chiamare ma poi ci sono state le vicende di Piergiorgio”) Gabriella Fragni non le risponde come avrebbe voluto (“non ti vergogni a farti vedere adesso? Sei lì perché ti ci ha messo questa persona”) ma allude all’incontro: “Anche io non ti ho mai chiamato perché mi veniva sempre in mente quel discorso che avevi fatto in Cascina: ‘non vorrei che ci andasse di mezzo la nostra amicizia’”. Insomma gli spunti per un film non mancano davvero.

Anni 60, sotto la Madonnina

La saga potrebbe partire dalla Milano degli anni Sessanta dove muovono i primi passi due siciliani di un paesone alle pendici dell’Etna, Paternò, l’ingegnere Salvatore Ligresti e il fidato avvocato Antonino La Russa, padre di Ignazio e consulente di un terzo compaesano, padrone allora di mezza Galleria: Michelangelo Virgillito. Nel 1966, Salvatore Ligresti sposa Giorgia, detta, Bambi Susini, figlia di Alfio Susini, Provveditore alle Opere pubbliche della Lombardia. Nel 1978 compra da Raffaele Ursini, braccio destro di Virgillito e anche lui legato a La Russa, un pacchetto della SAI. Sale a Milano anche il fratello minore, Antonino, medico della mutua e cardiologo con studio nel quartiere Vigentino accanto al farmacista Sebastiano Peluso, marito di Anna Maria Cancellieri.

Il sequestro

La seconda punta tapotrebbe iniziare con una scena degna della Piovra : 5 febbraio 1981, la signora Giorgina sta andando a prendere a scuola i tre figli Jonella, Giulia e Paolo Ligresti, di 14, 13 e 11 anni all’uscita della scuola di via Lovere, zona San Siro. Una Peugeot 504 bianca stringe la sua Mini, scendono tre mafiosi incappucciati e la costringono a salire sull’auto. Sulla Mini resta solo il suo cane ad abbaiare. I tre fratelli all’uscita non vedono la mamma e torneranno a casa in lacrime con il cane sull’auto di un’amica. I sequestratori sono Antonio Spica, Pietro Marchese e Giovannello Greco, fedelissimi del capo della cosca perdente dei ‘palermitani’ Stefano Bontate, il principe di Villagrazia. Quello che, per i giudici, ha incontrato Silvio Berlusconi nel 1974 negli uffici della Edilnord per garantire l’incolumità al Cavaliere e ai suoi familiari. La signora Ligresti passa 56 giorni incatenata a una branda fin quando la famiglia paga 660 milioni di lire. Il sequestro non porterà fortuna ai suoi autori. Marchese viene ucciso in carcere. Spica esce in libertà vigilata e il suo cadavere viene trovato alla periferia di Milano carbonizzato. La compagna del terzo protagonista del sequestro viene stuprata e torturata dai corleonesi perché riveli il nascondiglio milanese di Greco, che la farà franca fino al 2002 quando si consegna.

Fustelle maledette

Cambio di scena: nello stesso anno, a ottobre finisce in carcere per lo scandalo delle ‘fustelle false’ il marito di Anna Maria Cancellieri, Nuccio Peluso. I giornali descrivono un sistema basato su una truffa ordita da alcuni rappresentanti di medicinali e portata a termine per importi miliardari (in lire) grazie ala compiacenza di medici e farmacisti. Una decina di farmacisti finisce dietro le sbarre. Peluso esce dopo pochi giorni e le accuse si ridimensioneranno progressivamente nei gradi di giudizio. Fino a una sentenza lievissima in Cassazione. Anche la licenza da farmacista, secondo i giudici amministrativi, non può essere revocata. I processi durano anni, ma i Ligresti non abbandonano i Peluso e così la sanzione sociale non scatterà nemmeno all’inverso da parte di Anna Maria Cancellieri quando Salvatore e Nino vengono arrestati e confessano di avere pagato mazzette. Tangentopoli interrompe gli anni d’oro di Craxi, amico di Ligresti e Berlusconi, ma i finanzieri di Paternò ripartono e decollano insieme agli eredi di Antonino La Russa che fanno furore in Alleanza Nazionale e poi nel Pdl.

Ritornano i La Russa

La terza puntata potrebbe essere dedicata all’intreccio di affari e politica degli anni recenti. Alla società Quintogest creata dalla moglie e da un amico di Ignazio La Russa con la Sai dei Ligresti, che fattura 8,5 milioni di euro nel 2011. Oppure alla figura del figlio di Ignazio, l’avvocato Geronimo, che ha incassato 350 mila euro di parcelle nel 2011 dalle società dei Ligresti, di cui era anche consigliere. O a quella del fratello di Ignazio, Vincenzo La Russa, che ha incassato anche lui 320 mila euro di parcelle nel medesimo 2011 e che era anche lui consigliere del gruppo. O al direttore generale della Fonsai nel 2011, proprio quel Pier Giorgio Peluso, il figlio del ministro dell’interno del Governo Monti. Proprio l’unico ministro salutato con favore all’insediamento del governo Monti da Ignazio La Russa. Ma la puntata più interessante del film sulle tre famiglie sarebbe la quarta: quella ancora da scrivere.

Da Il Fatto Quotidiano del 10 novembre 2013