“I nostri militanti non l’hanno presa bene”, racconta Stefano Benigni, coordinatore dei giovani di Forza Italia in Lombardia da quest’anno. “Dopo anni di lavoro e di politica sul territorio, è comprensibile ci sia del malumore di fronte a ragazzi che dalla sera alla mattina si inventano di essere i grandi responsabili del  movimento giovanile di Forza Italia”. Il riferimento è alla famosa cena organizzata da Daniela Santanchè con il placet di Silvio Berlusconi, “un’adunata di giovinastri”, come li ha definiti Fabrizio Cicchitto. Il riferimento va in particolare ai fratelli Zappacosta, apparsi anche in televisione e già ribattezzati ‘Zappanchè’ a causa dell’invadente sponsor politico. “Non abbiamo mai chiesto poltrone”, precisa Benigni, “ma un po’ di riconoscenza per il lavoro svolto”. E mentre a Roma andava in scena il parlamento dei nominati, nelle assemblee giovanili sembra essere cresciuto il desiderio di un partito veramente meritocratico. Che anche la successione del grande capo un giorno passi attraverso criteri meritocratici? Tempo al tempo, per carità. Perché “il leader è un’altra cosa”, frena Benigni  di Franz Baraggino