Qualche tempo fa un’amica mi ha confidato di essere stata contattata da una giornalista di un settimanale femminile perché voleva intervistare il di lei consorte in quanto “marito di una donna di successo”. Come sopravvivere a questa terribile sventura? La richiesta è stata gentilmente declinata, tra il divertito sconcerto familiare. Questa settimana Repubblica dava ampio spazio a una ricerca internazionale coordinata dall’Università della Florida. Tema: maschi e femmine, istruzioni per l’uso. L’indagine svela – mirabile dictu – che gli uomini soffrono le donne di successo. Quando lei è in carriera, quando lei guadagna bene, quando lei passa più tempo in ufficio che in casa, lui si sente “minacciato”. Cioè: se le donne sono affermate nel lavoro, se hanno raggiunto l’indipendenza economica, gli uomini cominciano a sudare freddo.

Ma come? Non ti piace stirare, fare la spesa, spolverare (specie nello sfortunato caso in cui lui sia anche allergico agli acari)? Dev’essere davvero un incubo avere accanto una donna che non sta con te per soldi, non ti assilla con richieste d’attenzione, ha una conversazione interessante e non ha bisogno di sfogare in casa le frustrazioni. La competizione – dicono gli scienziati – all’interno della coppia è altissima. Ma mentre la maggior parte dei maschi intervistati collega il successo della moglie al proprio fallimento, le donne si dicono fiere dei successi del proprio compagno. Dunque che fare? Sarà il caso di mostrarsi afflitte, infelici, magari un po’ dipendenti? Non studiamo ingegneria, medicina, giurisprudenza. Meglio economia domestica, storia delle donne o sociologia della famiglia: le donne per le donne si occupino di cose da donne.

Così i nostri lui, loro, staranno tranquilli. La controindicazione è che così facendo li tratteremmo da deficienti. E naturalmente nessuno vuol stare con qualcuno che considera deficiente. Dunque chi è incapace di relazioni paritarie, farebbe bene a farsi da parte, smettendo di far danni a suon di sensi di colpa: meglio cercare il modello anni 50, madre e moglie esemplare (forse esiste ancora). Stando a quanto riferiscono gli specialisti, si tratta di un problema diffuso ma di cui si parla poco. A parole gli uomini sembrano tutti per la libertà, ma “quando si confidano, negli studi dei loro terapeuti, in molti confessano di avere difficoltà a sopportare i risultati positivi delle mogli”. Cos’è questo se non sadismo? È interessante la cosiddetta “narrazione del femminile”, espressione molto in voga, soprattutto presso le femministe che – non senza ragioni – si scagliano contro la donna oggetto. Con risultati talvolta paradossali: vero che le donne sono rappresentate ignobilmente da media e pubblicità, ma demonizzando Miss Italia si rischia il ridicolo.

Come si è visto, gli ascolti della kermesse parlano da soli e dicono che alla gente non interessa più. Dunque strali e indignazioni corali non sono necessari. Siamo meglio e più dell’equazione tette-culi degli spot, siamo meglio della competizione meschina sulla busta paga e sui riconoscimenti professionali. Ci raccontano (e ci raccontiamo) male. Non dovremmo più consentire di farci ridurre a un cliché, qualunque sia. È una brutta fine: ingiusta, soprattutto fasulla.

Il Fatto Quotidiano, 10 novembre 2013