Premesso che il mio intervento su questo blog – a titolo “Tentata strage dell’Innocenzi” può tranquillamente essere rubricato sotto la mai abbastanza rimpianta rubrica di Cuore “Chi se ne frega”, destino che peraltro – spero lo concederete – accomuna il mio scritto ai vostri commenti – vorrei attirare la comunque gradita attenzione sul fatto che nel mio testo non compariva alcuna difesa militante di Giulia Innocenzi, ma argomenti in replica, in nome della giustizia logico-linguistica, e dell’educazione civica, alle insipienti e specifiche critiche, esse  tutte infondate, a quei luoghi del testo in questione che il giornalista di Libero aveva deciso di ridicolizzare.

Non sfuggirà alla vostra sensibilità di lettori del Fatto Quotidiano l’operazione di tentato killeraggio, ormai noto con il nome di “metodo Boffo”, eseguita attraverso un’iniziativa giornalistica mirata, ed evidenziata con un titolo in prima pagina, seguito da una lunga ripresa interna corredata da foto, nei confronti di una singola prova fra le mille che caratterizzano l’attività abituale dei concorsi.

Evidentemente la scelta di Libero non concordava con quanti di voi segnalano il chissenefrega del caso. E non è un caso, appunto, se essa si è appuntata su questo. Che in più è quello di una collega di lavoro. Ora se per un massimo di compiacenza sadica si può accettare l’attività di un giovane sicario incaricato di questa missione, per un minimo di buon gusto risulta insopportabile l’apparizione di un killer senza mira. Ed è precisamente a questa operazione che si rivolgeva la mia insofferenza analitica, non alla difesa generica ma soprattutto non richiesta dell’intero testo di Giulia Innocenzi. Alla quale non mi lega nessun compito di tutela o apologia. Dunque vi inviterei, salva fatta la vostra insindacabile libertà di commento, a considerare qual è la giusta posizione nei confronti di una infelice strategia di liquidazione infondata negli argomenti, di passaggi del testo, peraltro liberamente scelti dal giornalista, e non nei confronti del grado professionale di una prova di esame, della quale io non ho né il diritto né il compito di giudicare il valore. Spererei dunque che calmaste i vostri bollenti spiriti valutando il tema nel contesto in cui è stato affrontato, con un poco più di serenità ed obiettività.

Per il resto vi auguro tutto il bene possibile.

P.S. Per inciso, Giuseppe Pollicelli non demorde, e in una sua doppia replica su Libero carta e Web, insiste a voler correggere nel mio testo quello che non sa. A lui dedico un breve promemoria. “Incipiente aspirante correttore di bozze”, espressione che lo scandalizza, qualifica precisamente e consapevolmente lo stato di uno che comincia ad aspirare, poiché anche le aspirazioni hanno un inizio. Quanto ad “arresto forte”, che a lui sembra espressione comica, non è che il nome tecnico della figura grammaticale, che indica punto fermo, punto esclamativo, punto e virgola, ovvero una sospensione decisa nel tempo della frase. Quanto a soipensant, che lui sottolinea come errore di grammatica, sostituendolo di prepotenza con un soipensante, ricordo a Pollicelli che trattasi di una formula fissa indipendente dal genere, in analogia con soidisant. Insiste con la tesi che “si irrompe” solo nell’abitazione, convenzione che egli forse mutua dal burocratese dei carabinieri, e infine mi rimprovera godendo, questa volta giustamente, una è, battuta con l’apostrofo anziché con l’accento. Vi sembra un simpaticone costui? Concordo di nuovo che tutta questa menata è destinata a buon diritto al dimenticatoio del “chissenefrega”. Ma come le efemeridi certe polemiche, anche se vivono in un giorno solo, si possono lasciar nascere.