A Buccinasco sono infine arrivati gli avvisi di garanzia. Almeno un paio, a sindaco e vicesindaco, che erano già indagati da mesi per vicende di presunta corruzione in affari urbanistici. Giambattista Maiorano e Rino Pruiti sapevano da tempo che la loro amministrazione era sotto osservazione, perché già due mesi fa la Guardia di finanza era andata in municipio a sequestrare documenti e il computer di un dipendente dell’ufficio tecnico. “Nessun avviso di garanzia ci è stato notificato”, reagiscono ora Maiorano e Pruiti. Ma un “avviso di proroga delle indagini preliminari” con “invito a nominare un avvocato di fiducia” è esattamente un avviso di garanzia. Cioè un atto a tutela degli indagati, messi in condizione di difendersi. Però negare e mettere la testa sotto la sabbia non è mai una buona difesa: meglio sarebbe che entrambi raccontassero in maniera trasparente ai cittadini che cosa sta succedendo a Buccinasco, terra di ’ndrangheta che non ha certo bisogno di un ulteriore scandalo.

Come sono intricate le cose, a Buccinasco. E come sono sensibili certi nervi scoperti. Tanto che è bastato segnalare in questo spazio, la settimana scorsa, un fatto giornalisticamente interessante (zero voti a Buccinasco per David Gentili, presidente della commissione antimafia, candidato alla segreteria milanese del Pd) per ricevere improperi, attacchi, insulti, minacce di querela. Nervi calmi, per favore. Proviamo a mettere in fila le cose, senza intrecciarle troppo e senza confondere le prospettive.

Il fatto iniziale resta: il candidato antimafia ha ricevuto a Buccinasco non pochi, ma zero voti. È un fatto da spiegare. La mia spiegazione era ed è che Gentili a Buccinasco sia oggetto di un netto e organizzato ostracismo dentro il Pd, perché il suo ruolo di presidente della commissione comunale antimafia, le sue conoscenze in materia e il suo paziente rigore provocano imbarazzo, disagio e avversione tra i militanti di Buccinasco invischiati in complicate storie che incrociano amministrazione, gestione urbanistica, bonifiche, edificazioni, rapporti con la principale famiglia del luogo processata per ’ndrangheta. Questo vuol dire dare dei mafiosi a tutti i militanti del Pd locale o a quelli di loro che fanno gli amministratori? Certo che no. Significa però segnalare che c’è qualcosa di intricato, vischioso, non risolto, in alcuni comportamenti e in alcune storie. Magari senza alcun rilievo penale, ma compito dei giornalisti è raccontare i fatti e cercare di sciogliere le cose annodate. Questo stiamo facendo, senza pretese di fare i giudici e tanto meno di criminalizzare tanti onesti e generosi militanti del Pd o delle liste civiche.

Chi sa, per favore, spieghi. Spieghi che cosa è successo dentro l’ufficio tecnico del Comune, tanto da provocare l’inchiesta della magistratura in corso. Spieghi i fatti raccontati dalla commissione parlamentare sui rifiuti, secondo cui la vecchia giunta di centrosinistra ha alfine ceduto alle richieste dei Barbaro che avevano inquinato un’area. Quanto al vicesindaco, spieghi, se vuole, una sua affermazione che potrebbe suonare ambigua: “Questi procedimenti (Cerberus e Parco Sud) mettono in mostra i limiti della magistratura milanese sulla tematica mafiosa. Infatti la Cassazione ha bocciato l’aggravante mafiosa (…). Annullata la sentenza in cui i clan sono accusati di fare parte di un’associazione mafiosa con posizione dominante nel movimento terra a Buccinasco”. Che cosa s’intende per “limiti della magistratura milanese”? Queste parole potrebbero essere intese, se non come esultanza, almeno come cauta soddisfazione per la bocciatura delle condanne. Se così non è, spiegatelo: non al Fatto, ma ai cittadini e ai lettori.

Il Fatto Quotidiano, 14 novembre 2013