Tornare ai temi del 1996. Più che rottamatrici, le Pussy Riot in salsa padana possono essere definite non a torto delle restauratrici. È stata presentata a Milano l’iniziativa dei Comitati Confederati, un gruppo di influenza esterno alla Lega Nord che si propone di raccogliere gli umori dei delusi e dei fuoriusciti per influenzare la politica leghista e riportarla agli antichi fasti. Parlano di indipendenza, di secessione e di spirito degli albori. Hanno nostalgia della Lega dei tempi andati, quella delle adunate sul Po’, che parlava alla pancia ed era allergica alle poltrone Romane. “La Lega – spiegano con rammarico – si è romanizzata, oggi per sopravvivere allo sfacelo ci vuole un cambio radicale. Cancellare tutto e ripartire senza distruggere l’ultimo barlume leghista rimasto in fondo al cuore dei fedelissimi”. Hanno presentato un decalogo dal forte retrogusto grillino: divieto dei doppi mandati, responsabilità degli amministratori locali, rappresentatività del territorio, niente poltrone per il segretario e via di questo passo. Loro però rifiutano l’etichetta e contrattaccano. “La Lega – sottolineano – queste cose le dice da sempre, al massimo è Beppe Grillo ad averle copiate”. Sulla lotta per la segreteria non si pronunciano, non vogliono sbilanciarsi e dicono di non avere un loro candidato, poi fanno un appello ai dirigenti leghisti: “il partito si può ancora salvare, leggete il nostro decalogo, fatelo vostro e torniamo ai vecchi fasti”  di Alessandro Madron