In Inghilterra e Galles ritraevano per giornali e tv i protagonisti di processi famosi in mancanza di foto e filmati, vietati nelle aule di giustizia fin dal 1925. Ma ora quei disegnatori dovranno presto cercarsi un nuovo lavoro. A Londra le telecamere sono entrate in tribunale. Cade così la proibizione di fotografare, filmare e trasmettere dalle aule dove si celebrano i processi d’appello e, nonostante il rischio di influenzare il verdetto delle giurie, già si parla di estendere il permesso di ripresa anche alle Crown Courts, i tribunali di primo grado dove si discutono i casi più gravi come omicidi, stupri e rapine, con un giudice tecnico e giurie di dodici giudici non togati. Permangono alcune limitazioni: non si tratterà di trasmissioni in diretta. Ci saranno infatti 70 secondi di differita per consentire il taglio di parole irripetibili o di informazioni “protette” da un ordine del tribunale e citate involontariamente da qualche testimone. Si potranno ascoltare ricorrenti, vittime e testimoni, ma non sarà possibile inquadrarli. Giudici e avvocati, invece, potranno essere anche inquadrati.

Il progetto sarà finanziato da Sky News, Itn, Bbc e Pa che, di comune accordo, dovranno decidere quale udienza riprendere perché sarà vietato seguire più di un caso contemporaneamente. C’è tuttavia qualche aspetto legato alle antiche tradizioni che si è voluto rispettare: il desk di controllo della trasmissione, disegnato da un team di specialisti di Sky News, non è un normale carrello ma una specie di tavolino da tè provvisto di ruote realizzato apposta per non stonare con le panche in legno, d’epoca vittoriana. Anche le telecamere, piccole e grigie, sono state poste negli scaffali, tra i libri, in modo da non risultare immediatamente visibili e turbare lo stile dell’aula.

Secondo il Lord Chief Justice, Thomas of Cwmgiedd, le riprese televisive saranno utili al pubblico e porteranno un contributo alla trasparenza e alla comprensione di quanto avviene nei tribunali, ma Helena Ann Kennedy, avvocato, ideatrice di programmi televisivi e vivace membro laburista della Camera dei Lord vede nero e teme che la caduta del divieto porti su una strada scivolosa perché “la televisione è una bestia vorace e mai sazia” e i suoi produttori vogliono “i casi più osceni, sensazionali, e più ricchi di personaggi famosi su cui riescono a mettere le mani”. La prima udienza trasmessa in tv riguardava l’appello proposto da un falsario di monete condannato a sette anni per aver architettato una colossale truffa. Gli è andata male: il giudice Pitchford, dopo aver ascoltato le argomentazioni dell’avvocato dell’appellante, ha respinto il ricorso. Vale qui la pena di ricordare anche il nome dell’avvocato: si chiama Alex Cameron ed è il fratello maggiore dell’attuale premier britannico. Viene quasi il sospetto che i dubbi espressi da Helena Kennedy non fossero del tutto infondati.

di Giulia Alliani