Il declino di Antonio Bassolino ebbe inizio quando l’ex Governatore della Campania cominciò a circondarsi di fedelissimi nominandoli nei ruoli chiave dell’amministrazione regionale e del commissariato per l’emergenza rifiuti. Il vissuto di Bassolino era (ed è) esclusivamente politico. Una vita nel partito, quello degli ex Pci. Una vita trascorsa da funzionario, sindacalista, segretario provinciale di Avellino e poi dirigente nazionale e poi commissario del Pds di Napoli. Lì, e solo lì, Bassolino ha costruito relazioni e amicizie. Dalle quali attinse a piene mani per le nomine di sua competenza. Attribuendo patenti di esperto nei rifiuti, nelle problematiche collaterali, nei settori di competenza delle società miste regionali, a personaggi che avevano condiviso un percorso alla sua ombra. I risultati li ricordiamo tutti. Bassolino è stato assolto, ma questo non cancella il ricordo delle montagne di spazzatura che per anni hanno insozzato Napoli e la Campania, le voragini di debiti nelle società miste, le clientele.

In questi giorni il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha nominato il testimone delle sue nozze, Luigi Acanfora, tenente colonnello della Guardia di Finanza, a capo del Corpo dei Vigili Urbani. Prende il posto di Attilio Auricchio, capo di gabinetto del sindaco, che per un po’ aveva retto quel ruolo ad interim. Luigi de Magistris ha un vissuto di magistrato, è entrato in politica ed è diventato europarlamentare e sindaco grazie alla fama e alla credibilità costruita negli anni trascorsi a condurre delicate e rumorose inchieste sulle malagestioni calabresi. Acanfora e Auricchio furono due dei suoi più validi collaboratori in quelle inchieste. La nomina di Acanfora segue di pochi mesi un rimpasto in giunta che certifica la presenza nell’esecutivo di due ex compagni di scuola di de Magistris. Questo mentre una cugina del sindaco continua a lavorare nello staff di un assessore, e mentre il fratello Claudio ha ricoperto il ruolo di consulente (a titolo gratuito) per i Grandi Eventi del Comune ed è di fatto il più stretto collaboratore del sindaco.

A questo punto è lecito chiedersi se far parte della cerchia di de Magistris e del suo personale vissuto debba per forza essere una conditio sine qua non per poter partecipare alla Rivoluzione Arancione di Napoli. O se piuttosto questo non sia un segnale di debolezza e di isolamento, di sordità di fronte alle risorse intellettuali, professionali e politiche di una Napoli che non è fatta solo di amici del sindaco. Così come una volta non era fatta solo di amici di Bassolino.