Non lo ferma niente e nessuno. Neanche il Coni. Seppur illegittimamente, l’ex deputato pidiellino, Sabatino Aracu resta saldo – ormai da oltre vent’anni – sulla poltrona di presidente della Fihp, la Federazione italiana di hockey e pattinaggio. L’articolo 11 del Codice di comportamento sportivo del Coni prevede infatti l’automatica sospensione in via cautelare, fino ad un massimo di 18 mesi (in analogia a quanto previsto dall’ordinamento degli enti locali), dei componenti delle federazioni sportive “che sono stati condannati ancorché con sentenza non definitiva”. Una misura finalizzata a “tutelare l’onorabilità e l’autorevolezza degli organismi centrali e territoriali del Coni, nonché degli organismi delle Federazioni sportive nazionali”. E proprio per aver leso “la dignità e il prestigio della Fihp”, con la condanna di primo grado (a due anni e 6 mesi per furto) riportata precedentemente, lo scorso febbraio un’allenatrice di pattinaggio è stata, giustamente, sospesa.

Ma la legge non sempre è uguale per tutti. Già, perché nessuno sembra tener conto della condanna a quattro anni per concussione – nell’ambito del processo sulla sanitopoli abruzzese, inflitta lo scorso luglio al presidente della Fihp, Sabatino Aracu. Con tanto di interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. “Deve ritenersi altamente probabile – si legge nella motivazione della sentenza emessa dal tribunale di Pescara – che le spese sostenute e gli acquisiti fatti dall’imputato dal 2004 in poi siano stati frutto dell’utilizzo del denaro ricevuto da Angelini”, il ‘re’ delle cliniche private abruzzesi. Aracu però, deciso a proseguire la sua “battaglia anche in appello” perché certo che l’imputazione cadrà, resta al suo posto e, visto che da quasi un decennio presiede anche la Firs (la federazione internazionale di pattinaggio), continua ad organizzare eventi sportivi in tutto il mondo: lo scorso settembre in Angola per i mondiali di hockey e tra pochi mesi a Sochi per i giochi olimpici invernali. “Attendiamo il completamento del terzo grado della giustizia ordinaria, poi secondo l’iter il Coni potrà prendere una posizione”, fa sapere il presidente del Coni, Giovanni Malagò, con buona pace del codice di comportamento sportivo. “Non ci sono ad oggi gli strumenti normativi che mi consentono di intervenire, perché l’articolo undici del codice di comportamento sportivo prevede sì la sospensione in caso di condanna – spiega il numero uno del Coni al fattoquotidiano.it –, ma deve essere recepito dalle federazioni e la Fihp non lo ha fatto”. Insomma la Federazione presieduta da Aracu – guarda caso – è inadempiente. “Certo, come lo sono però tutte le altre federazioni sportive (45 in tutto, ndr) che non hanno recepito la delibera – puntualizza Malagò – Tutte ad eccezione della Figc“. Essendo inosservanti praticamente tutte le federazioni il presidente del Coni ha preferito perciò lasciar correre. Insomma mal comune mezzo gaudio.

Ma la condanna per concussione, riportata lo scorso luglio, non è l’unica grana giudiziaria del presidente della Fihp. Poche settimane fa Aracu è stato infatti citato a giudizio dalla Procura di Roma. Il reato ipotizzato dal pm Roberto Felici è quello di appropriazione indebita, in riferimento alla gestione di fondi attribuiti alla federazione di hockey e pattinaggio. “Cos’altro deve accadere per far sì che il Coni e il ministero competente adottino la misura del commissariamento della Federazione di Pattinaggio? – si chiede il Movimento Cinque Stelle – Rinnoviamo l’invito al Ministro Delrio e, soprattutto, al presidente del Coni Malagò affinché intervengano subito per porre fine a questa ennesima vergogna italiana che alla luce degli incarichi internazionali di Aracu, discredita non solo il mondo dello sport, ma l’immagine internazionale di tutta l’Italia”.