Settanta persone fermate dalla polizia. Dopo urli, insulti contro François Hollande e tafferugli con la polizia. E’ finita così quella che, lunedì mattina, doveva essere solo una solenne cerimonia all’Arco di Trionfo, uno dei luoghi simbolo di Parigi, per commemorare i caduti della I guerra mondiale. Ancora un segnale evidente delle difficoltà del Presidente francese, ai minimi nei sondaggi. E alle prese con violente manifestazioni di protesta negli ultimi giorni, in Bretagna e non solo.

Quando il corteo di Hollande ha imboccato gli Champs-Elysées, tutto era sotto controllo, ma quando la vettura del Presidente è salita su, lungo l’avenue più famosa di tutta la Francia, avvicinandosi all’Arco di Trionfo, sono partiti i fischi. Non solo: alcune persone, con in testa i berretti rossi, simbolo della protesta contro le tasse in Bretagna, hanno superato le transenne e occupato il centro della strada. Con loro anche rappresentanti del movimento che si era opposto al varo della legge sul matrimonio gay (“Hollande, dimettiti, dittatore, non vogliamo la tua legge”, gridavano, davanti alle telecamere). Più tardi Manuel Valls, ministro degli Interni, ha anche segnalato la presenza sul posto di personaggi “legati all’estrema destra, compreso candidati ed esponenti del Front national”. Il corteo presidenziale ha lasciato l’Arco di Trionfo ancora sotto i fischi.

Al di là delle strumentalizzazioni possibili, è chiaro che per Hollande, alle prese con una situazione economica critica, le cose vanno sempre peggio. “Non ne possiamo più – ha detto a un giornalista della France presse sugli Champs-Elysées un manifestante di appena 25 anni – siamo stanchi del dilettantismo di questo Governo, di queste tasse eccessive, del matrimonio per tutti, anche per i gay”. Venerdì, l’ultima bruta notizia: Standard & Poor’s ha declassato una nuova volta il debito della Francia (il rating è sceso da AA+ alla doppia A). L’agenzia statunitense punta il dito soprattutto sul deficit pubblico che resterà a quota 4,1% del Pil il Prodotto interno lordo, a fine anno, e alla fine del 2014 scenderà, se tutto va bene, al 3,6.

Questi dati non prendono in considerazione il costo delle promesse fatte da Hollande la scorsa settimana, nel tentativo di frenare il malcontento crescente, in Bretagna ma anche nel resto del Paese. Ha sospeso l’ecotassa, un’imposta prevista sul trasporto su gomma, la scintilla che ha provocato la rivolta dei “berretti rossi”. Ma ha pure varato un piano per il rilancio dell’economia bretone (560 milioni di euro). Ha poi accettato di finanziare il sistema dei trasporti nell’area di Marsiglia, una delle altre che più soffre della crisi. In tutto si tratta di impegni per un totale in pochi giorni, di cinque miliardi. Che, comunque, non hanno impedito ai manifestanti di fischiarlo pubblicamente.

L’ultimo sondaggio sulla sua popolarità risale allo scorso 7 novembre. E’ stato effettuato dall’Ifop, un istituto affidabile. Ebbene, solo il 25% dei francesi dava il proprio appoggio a Hollande, cinque punti percentuali in meno rispetto a un mese prima. Si tratta in assoluto di un record minimo per i consensi nei confronti del presidente, il primo della gauche ai vertici della Francia dopo tanti anni.