Gian Carlo Caselli, procuratore capo di Torino, andrà in pensione a fine anno. Lo ha annunciato lui stesso, informando il Csm e, con una email inviata oggi, i magistrati della Procura di Torino in cui li ringrazia per il lavoro svolto insieme in questi anni. Il magistrato torinese ha compiuto 74 anni il 9 maggio e ha annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla professione il prossimo 28 dicembre. 

A lasciare la toga è un protagonista della magistratura italiana. Da giovane giudice istruttore alla stessa Procura di Torino che oggi dirige si è occupato delle prime indagini sulle Brigate rosse, quando il procuratore capo era Bruno Caccia, poi assassinato dalla ‘ndrangheta nel capoluogo piemontese. Dopo un’esperienza al Csm, nel 1993 ha chiesto e ottenuto di andare a dirigere la Procura di Palermo, dopo le stragi Falcone e Borsellino, al posto del capo del pool antimafia Antonino Caponnetto. Tra i processi più clamorosi istituti sotto la sua guida, quello contro il senatore a vita Giulio Andreotti, conclusosi con l’accertamento della sua collusione con Cosa nostra fino al 1980, reato caduto però in prescrizione, e l’assoluzione per gli anni successivi.

Proprio l’atto di accusa contro Anderotti è costato a Caselli una “legge contra personam” voluta dal centrodestra. Che – giocando in parlamento proprio sui limiti di età per determinate cariche della magistratura – gli sbarrò la strada nel concorso per la guida della Procura nazionale antimafia, conquistata nel 2005 dal futuro presidente del Senato Piero Grasso. 

Sempre coinvolto nel dibattito pubblico sulla giustizia, autore di diversi libri, convinto sostenitore di Magistratura democratica fin dagli esordi della sua carriera alla fine degli anni Sessanta, Caselli l’ha lasciata polemicamente nei giorni scorsi perché nell’agenda 2014 dell’associazione progressista era finito un intervento dello scrittore Erri De Luca, con parole accondiscendenti sugli anni di piombo. De Luca è peraltro un grande sostenitore del movimento No Tav, che ha spesso accusato Caselli e la Procura di Torino di aver indagato e operato arresti solo tra le fila dei manifestanti e non sulle violenze della polizia.