Lo scrissi tempo addietro e non ho cambiato la mia opinione forte della conoscenza delle carte: Nicola Cosentino non è Enzo Tortora. Dopo quasi otto mesi, vissuti tra il carcere di Secondigliano e gli arresti domiciliari, prima fuori regione e poi presso la sua abitazione di Caserta, l’ex sottosegretario all’Economia dell’ultimo governo Berlusconi ha riacquistato la libertà. L’ex deputato e potentissimo coordinatore campano del Pdl fino a venerdì scorso era agli arresti a casa propria accusato in due processi in corso di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e reimpiego di capitali illeciti. Lo scrivo con rispetto: è traumatico per un uomo la privazione della propria libertà personale. Umanamente sono sollevato che Cosentino possa tornare a presenziare le udienze dei suoi processi da uomo libero. Però c’è un però.

Da più parti già si sollevano cori di sirene ammaliatrici che come sempre accade fanno sentire il loro canto interessato: Cosentino è stato ingiustamente detenuto. Contro di lui, un teorema. E’ chiaro che l’applicazione di provvedimenti restrittivi resta una decisione sofferta ed estrema. La custodia cautelare per Cosentino è stata richiesta dalla Procura perché c’era un reale pericolo di inquinamento delle prove. Cosentino anche senza cariche istituzionali era e resta un uomo potente. La richiesta è passata al vaglio di livelli terzi di giudizio a tutela dello stesso imputato e delle prerogative della sua difesa. Questo dev’essere un terreno giuridico condiviso anche per chi critica a prescindere l’applicazione di questo strumento. La custodia cautelare durata sette mesi e 24 giorni subita da Cosentino non è la vendetta del pool anticamorra o un regolamento di conti giudiziario ma l’applicazione della legge calata in quel preciso contesto e nel riferimento storico dello svolgimento dei due processi. Chi non ragiona in quest’ottica è palesemente in cattiva fede, anzi esercita, davvero in questo caso, una vendetta contro i magistrati protagonisti di quelle indagini e delle ipotesi accusatorie.

Non si può dimenticare che l’ex sottosegretario è stato il potente plenipotenziario di Berlusconi in Campania per oltre un decennio, campione di consenso nelle terre di Gomorra. Un uomo politico che ha contribuito a far vincere il Pdl a livello nazionale partecipando a far eleggere nel 2008 in Campania ben 38 deputati e 14 senatori, rastrellando oltre un milione e seicentomila voti, pari al 12 per cento del consenso totale dell’armata costruita da Silvio Berlusconi. Ciò non significa niente. Non è una colpa essere un uomo politico di successo. Ma bisogna capire la consistenza del suo successo: se affiliati alla camorra ti tirano in ballo e unanime parlano di un appoggio elettorale del clan dei Casalesi in termini di voti all’ex sottosegretario nella prima fase della sua bruciante ascesa politica. Qualche problema sorge.

E’ di questi giorni – tra l’altro – un’inchiesta che ha mandato dietro le sbarre i vertici dell’Asl di Caserta, un consigliere regionale. Dalle carte esce fuori che per l’ospedale San Sebastiano di Caserta Nicola Cosentino impose un suo uomo di fiducia e non si muoveva foglia se non l’ordinasse l’ex deputato. Allora si comprende la cifra, la consistenza di quell’enorme e formidabile potere costruito negli anni su clientele, pastrocchi formato scatole vuote tanto per mettere a lavorare un po’ di gente, – stile Atac romana –, creazione dei consorzi dei rifiuti, intraprese imprenditoriali, e il controllo consociativo-trasversale del governo dei posti del sottobosco del potere. Di che parliamo, allora? La trama è sempre la stessa, purtroppo. Di fronte a questa forza, capacità, relazioni, collegamenti, esercizio di un potere opaco e condiviso cosa doveva fare il pool di magistrati?

Rischiare di mandare tutto all’aria. Come si può immaginare, il già sottosegretario all’Economia con delega al Cipe pur senza cariche e senza ruoli nel partito d’appartenenza non è uomo che non possa condizionare comportamenti e dichiarazioni nel corso dei processi. La carcerazione preventiva è servita. Anzi la Procura era contraria alla sospensione del provvedimento di custodia. Il tribunale si è pronunciato in modo differente. Questi i fatti. Non inchieste campate in aria come alcuni vogliono far credere. Prendiamo il processo “Il Principe e la scheda ballerina” dove è imputato con rito ordinario Cosentino. All’inizio dello scorso mese c’è stata la sentenza con rito abbreviato dove sono state condannate 34 persone, gli assolti sono 11. Ha retto l’impianto dei pm. E’ stato accertato e si è fatto luce sul tentativo di riciclaggio di denaro attraverso la costruzione a Casal di Principe di un centro commerciale con la benedizione di imprenditori, camorristi e politici. E’ giusto che Cosentino trovi un po’ di serenità e festeggi con mozzarelle di bufala e vino la ritrovata libertà ma non dimentichi che è un imputato e accusato di gravi reati.